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IL DIZIONARIO DEL POP-ROCK 2014

 

 

Tornano ad essere importanti i dizionari riguardanti la Musica e il Cinema; un tempo lo erano eccome, poi qualcuno deve aver pensato che l’accesso ad Internet fosse la panacea a pagine e pagine di carta da sfogliare faticosamente per accedere a informazioni utili.

 

Invece, in seguito, ci si è accorti che non sempre la qualità delle informazioni reperibili in rete è ‘garantita’ ed attendibile, ma soprattutto (ed ulteriore elemento di perplessità) che è frutto del ‘pensiero disomogeneo’ dei diversi e più disparati (e difformi) estensori di informazioni, e che quindi è difficile valutare da utenti finali se realmente c’è una comunione di giudizio critico. In tanti negli ultimi anni hanno riscoperto l’utilità di avere uno strumento a portata di mano, preciso e puntuale nell’offrire un’omogenea informazione critica (seppur discutibile a seconda delle opinioni, ma certamente ben individuabile) sulla materia di cui si è alla ricerca di notizie. Siano esse relativa alla Musica che al Cinema, aggregate sotto forma di dizionario alfabetico di facile consultazione. Ci ritroviamo così tra le mani, quasi sempre in prossimità delle feste natalizie – in fondo quale miglior regalo per un appassionato un tomo del genere! –, una serie di ‘importanti’ volumi che definire omnicomprensivi è termine piuttosto riduttivo. Volumi che di solito vengono aggiornati ogni biennio e in qualche caso anche anno dopo anno. Il Dizionario del Pop-Rock 2014 curato dai giornalisti Enzo Gentile e Alberto Tondi nelle sue 1896 pagine affronta il meglio della produzione discografica di oltre duemiladuecento artisti e gruppi, arrivando a trattare ben oltre 33mila album partendo dagli anni topici dell’affermazione del disco, gli anni Cinquanta, per giungere fino ai giorni nostri, cartina tornasole non solo d’un cambio generazionale ma pure di una evoluzione del costume nella nostra società. Perché, come dice Carlo Verdone, estensore della prefazione al libro: “La Musica, dalla metà degli anni ’50 in poi, attraverso straordinari artisti ha suggerito mode, ha capovolto comportamenti. È stata la bandiera, grazie a molti brani, di lotte politiche, di battaglie civili, di poesie di protesta, di confessioni dolenti ma anche di esaltazioni collettive”, e ancora “rappresentando quella che chiamiamo la colonna sonora del tempo, degli umori degli anni, degli ideali di un periodo, della malinconia, degli entusiasmi o della rabbia della società nel suo procedere”. Per ogni artista (o gruppo) viene proposta una breve scheda introduttiva prima di passare alla disamina del meglio della loro produzione artistica con corredo di anno di pubblicazione del disco, etichetta discografica e voto qualitativo cristallizzato con stellette da 1 a 5. La consultazione viene facilitata da caratteri tipografici ad hoc che mettono subito in evidenza il nome dell’artista (in rosso su sfondo grigio – con cognome prima del nome – e carattere bold ben distintivo), i titoli degli album (anch’essi in rosso) ed il giudizio critico assieme ad alcune note importanti per ciascuno degli album. Ecco se una critica si può muovere in questo contesto è che le scheda introduttiva di ogni artista è fin troppo schematica e non sempre mette in evidenza le caratteristiche che rendono alcuni più importanti e fondamentali di altri. Ecco, per la comodità di chi ci legge, per esempio la scheda riguardante Nina Simone (pag. 1453): “Nina Simone, nome d’arte di Eunice Kathleen Waymon ((Tryon, 1933 – Carry-le-Rouet, 2003) è una delle più grandi interpreti nere di tutti i tempi. Nonostante il talento fa fatica a raggiungere il successo. Pianista precoce, fin da bambina subisce i pregiudizi razziali che, secondo lei, le impediscono di diventare la prima concertista classica di colore. Il carattere infiammabile e le polemiche razziali e politiche la tengono lontana per qualche anno dalla discografia. Ritorna sulla scena sul finire degli anni 70. Muore nel 2003 a causa di un cancro al seno quando la sua opera è stata riscoperta al traino di uno spot pubblicitario della Chanel sulle note della sua My Baby Just Cares For Me”. Che dire, assai schematica, ed anche piuttosto dispersiva; non mette realmente a fuoco l’assoluto valore artistico di Nina privilegiando aspetti non prioritari, ma può trattarsi anche di una precisa e voluta scelta degli autori, probabilmente alle prese con il dilemma su cosa evidenziare al meglio in uno spazio comunque angusto che quello costituito da un dizionario. Ed in questa ottica certamente l’accuratezza con cui vengono trattati i singoli album è esemplare perché, sempre rimanendo a Nina Simone, all’introduzione sopra riportata seguono ben 2 pagine e mezzo di significative informazioni su una settantina di dischi (sebbene non per tutti ci sono note, per una parte di essi – antologie e dischi minori vengono solo riportati titolo, etichetta, anno e giudizio), organizzati in ordine cronologico, che compongono il corpo della sua discografia essenziale, utile pur sempre ad individuare i periodi più importanti sotto il profilo artistico e discografico. È evidente che ognuno, secondo i propri gusti, potrà avere critiche da fare, si potrà ritenere più o meno soddisfatto dalle scelte operate se non troverà spazio adeguato per quelli che considera artisti fondamentali ma, alla luce della consistenza manifestata si può affermare che tutti i generi più importanti della multiforme scena musicale contemporanea sono stati presi in considerazione: dal Rock’n’Roll al Blues, dal Rock dei ‘70 al Country, dal Soul al Rhythm & Blues, dal Folk alla World Music, dal Punk al Rap, dal Metal all’Hard al Funk, dal Reggae allo Ska, dal Beat italiano alla Canzone d’Autore, dall’Avanguardia alla Techno, al Pop più convenzionale, senza trascurare espressioni artistiche di paesi importanti quali la Francia  (Jaques Brel, Gilbert Becaud, Juliette Grecò, Johnny Hallyday e altri) e il Brasile (Costa Gal, Milton Nascimento, Jorge Ben ed altri). Queste ultime una novità rispetto alla precedente edizione del dizionario. Manca il jazz, ma quello è un universo così ampio che sarebbe stato improbo inserirlo qui. In coda al volume ci sono poco meno di cento pagine in cui, artista per artista, vengono riportati i titoli degli album che hanno ricevuto 4 o 5 stellette (ovvero tra l’ottimo e l’imperdibile); il meglio insomma di quanto contemplato tra le pagine del dizionario. Una consultazione, uno spulciare le mille e mille voci che alla resa dei conti si offre intrigante agli occhi del curioso e del famelico (di informazioni, intendo) fruitore finale. In copertina campeggia Jovanotti, una scelta precisa voluta dai due autori: “Sfidando l’accusa di provincialismo, abbiamo voluto dedicare la copertina a un artista che molto bene rappresenta il vigore e la creatività della musica italiana contemporanea. Jovanotti è un personaggio colorato, vitale, prezioso di spunti e sollecitazioni anche per chi non dovesse immedesimarsi del tutto nel suo linguaggio un piccolo, ma sentito riconoscimento a chi ha riempito gli stadi e attraversato le giornate di molti, con i suoi ritornelli e il suo bombardamento intelligente di parole e musica: un eccellente concentrato ‘son et lumieres’ del nostro patrimonio in fatto di canzoni!”. Disponibile, allegata al volume, anche una versione digitale: scaricabile come download per Windows e Mac dal sito http://www.download.zanichelli.it, con un motore di ricerca curato da I.CO.GE.

 

IL DIZIONARIO DEL POP-ROCK 2014
(Zanichelli Editore, pagine 1896 – Euro 33,00) 

 

(Luigi Lozzi)                                                © RIPRODUZIONE RISERVATA