Musica

SILVER RAILS di Jack Bruce

 

 

 

 

ARTISTA: JACK BRUCE
TITOLO: Silver Rails
ETICHETTA: Cherry Red Records/Esoteric Recordings/Audioglobe
ANNO: 2014

Già negli anni Settanta, dopo lo scioglimento dei Cream, il breve interludio nel supergruppo dei West Bruce & Laing e tre album solisti in rapida successione (i non facili “Songs For A Taylor”, “Things We Like” e “Harmony Row” che solo il tempo ha sancito come importanti), si rimproverava a Jack Bruce di pubblicare pochi dischi, se si prendeva quale metro di paragone ciò che andava facendo Eric Clapton; meno significativa era in effetti la percezione che si aveva dell’attività di Ginger Baker che del trio era più ‘strumento’ che testa pensante. Non ha raccolto tanto quanto Slowhand ma di Bruce – che ha preferito mantenere un profilo basso ed un approccio sperimentale con la materia – certamente si può dire che ha seminato, che ha collaborato in retroguardia ad importanti progetti altrui (Zappa, Lou Reed, Mick Taylor) lasciando traccia di sé e che qualsiasi nostalgico dei Seventies guarda a lui con deferenza assoluta. Non si è mai eclissato del tutto Bruce tant’è che oggi a quasi settantuno anni pubblica un nuovo album (il 14°) registrato presso i mitici Abbey Road Studios. “Silver Rails” rinfranca lo spirito dei suoi fan e mostra qualità insospettabili benché il tocco si sia fatto incerto per via d’una età segnata dalle intemperie della vita, e se il suo vocalismo non è più quello ricco di sfumature di una volta e il suo sound non profonde più l’energia dei momenti d’oro, pazienza, ci sono altri elementi da apprezzare. Il merito precipuo di Jack è la sua versatilità, la capacità di scandagliare un ventaglio di stili partendo da una solida base rock blues. L’apertura è singolare, affidata ad una “Candlelight” dal flavor di calypso che ospita la chitarra di Phil Manzanera ed una corposa sezione fiati, “Rearch For the Night” è il pezzo che si imprime di più nella memoria, condotto da un piano bluesy contemplativo suonato dallo stesso Bruce e liriche dell’antico paroliere dei Cream Pete Brown (che non si ferma a questo), “Fields of Forever” ha un groove vagamente Who-esque, e a caratterizzare “Rusty Lady”, unica concessione (assieme a “Keep It Down” che ha un ‘drive’ psichedelico irrobustito dal lavoro alla chitarra dell’ex Whitesnake Bernie Marsden) a reminiscenze Cream, è la presenza dell’amico Robin Trower con il quale intreccia il suono delle chitarre in un (quasi) inconfondibile fraseggio. Con “Don’t Look Now” Bruce perlustra il range di potenzialità che la sua voce è ancora in grado di supportare. La dark ”Hidden Cities”, un altro dei pezzi migliori dell’album, potrebbe ben figurare come colonna sonora di un film e si avvale del contributo chitarristico dell’ex Scorpions Uli John Roth. Altri ospiti: Uli Jon Roth, Cindy Blackman Santana, John Medeski e Bernie Marsden. Un disco che di sicuro farà contenti i nostalgici del Classic Rock, agli altri scivolerà addosso ma, signori, direi che il mercato offre una nicchia di fruizione anche a questi artisti, vetusti o demodé essi possano apparire.

(Luigi Lozzi)                                                © RIPRODUZIONE RISERVATA