Musica

QUESTE TRACCE… LIVE dei Rusties

 

 

ARTISTA: RUSTIES
TITOLO: Queste tracce… Live / Rare & Lost Recordings
ETICHETTA: Hard Dreamers
ANNO: 2018

In capo ad una carriera pressoché ventennale, con grande praticità e senso di appartenenza, i Rusties sono riusciti a costruire un percorso artistico di fattura impeccabile, cui difetta solamente una più ampia visibilità nazionale e che ancora una volta mette al centro del proprio universo il piacere assoluto di ‘fare musica’. La band può vantare invece una buona presenza nei circuiti ‘indie’ europei, soprattutto in Germania, dove si è fatta conoscere ed apprezzare in numerosi concerti e raduni. Sono stati sapienti i ragazzi – mi si perdoni se li chiamo così, ma è lo spirito che profondono nella loro musica a renderli giovani –, liberi da condizionamenti del mercato, nell’aggiungere con discrezione e senso della misura tasselli sempre nuovi, sempre più importanti e sempre collocati al posto giusto, ad un bagaglio espressivo di cui i cinque bergamaschi possono giustamente andare orgogliosi. Soprattutto se si ricorda da dove erano partiti quasi per gioco nel 1998, dall’essere una ‘tribute band’ di Neil Young. Insomma ne hanno fatto di strada in capo a centinaia e centinaia di concerti e agli otto album finora incisi, a cominciare da quel “Younger Than Neil” dedicato nel 2005 al loro padre putativo, Neil Young, voluto per celebrarne i sessant’anni. I tasselli successivi sono poi stati un “Live in Germany” (2007), registrato al prestigioso festival tedesco Orange Blossom Special, una prima significativa raccolta, “Last Rust … The Best & the Rest” (2008), collezione di rarità a festeggiare i dieci anni di attività, un primo album composto unicamente da brani originali, “Move Along” (2009; Tube Jam Records/distribuzione italiana IRD), “Wild Dogs” (2011), di nuovo brani originali interpretati nell’idioma inglese, “Dalla polvere e dal fuoco” (2014) un album di cover inciso per la prima volta con l’adattamento dei testi in italiano seguito da “Dove osano i rapaci” (2017), primo disco composto da pezzi originali in italiano scritti dal pugno dei componenti della formazione, disco col quale la metamorfosi è stata portata a compimento, e infine da questo “Queste tracce… Live!” che fa il paio con l’album del 2008, questa volta però a celebrare i 20 anni di attività. L’album si compone di 2CD, il primo è stato registrato Live ad un concerto del maggio 2016 tenuto al Druso di Ranica, nei pressi di Bergamo, quando la band presentava in anteprima “Dove osano i rapaci”, molti mesi prima dell’uscita sul mercato, più altri pezzi fra cui l’inedito “Questa rabbia”. Allora, per una buona metà del primo CD i brani sono estrapolati dal più recente disco in studio dei Rusties, che quindi qui godono delle loro (per il momento uniche) esecuzioni dal vivo. Il formato Live è la dimensione ideale per i Rusties, quello in cui riescono ad esprimere tutta l’energia e l’empatia che riescono a mettere in gioco con il proprio pubblico, un’onestà intellettuale fatta di sudore e passione. “Eclissi” in apertura è una magnifica ballata, che per il fluire magnetico del sound e delle liriche, è in qualche modo debitrice del verbo espressivo di Ivano Fossati, pur restando personalissima. “Pezzo di carta”, scritto a quattro mani da Osvaldo e Marco, è un rock declinato con veemenza dalle chitarre, ed il testo si colora d’ironia e di sarcasmo intorno ad un tema assai sentito dalle ultime generazioni di giovani alla ricerca perenne d’un lavoro dignitoso. “If I Had A Rocket Launcher” è una vibrante e viscerale cover (lunga 7 minuti e mezzo) di un pezzo di Bruce Cockburn che il cantautore canadese aveva incluso nell’album “Stealing Fire” del 1984. “Non lontano molto tempo fa” è pezzo ammaliante, evocativo e nostalgico, sostenuto da una efficace base strumentale. Non devo spendere troppe parole per “Dove osano i rapaci” che è uno dei cavalli di battaglia dei Rusties dei live dell’ultimo anno, un psicho-blues di eccellente presa; vi si coglie qualcosa della lezione cantautorale milanese. “Una storia per Noi”, dall’incedere rock-progressive, ha qualcosa di ipnotico, mentre alla “Powderfinger” di Neil Young è stato aggiunto un testo tradotto da Mimmo Locasciulli e Cereno Diotallevi. In chiusura un altro magnifico omaggio al mentore ed ispiratore Neil Young con una ‘rugginosa’ ma liberatoria “Love and Only Love” (era stata inserita in “Ragged Glory” del 1990), il migliore dei modi per chiudere la prima parte Live. il frontman (e produttore) Marco Grompi condivide la leadership con l’altro chitarrista, Osvaldo Ardenghi, intorno a loro si muovono il bassista Fulvio Monieri, il tastierista Massimo Piccinelli e il batterista Filippo Acquaviva. Le parti cantate non si impongono sulla musica e il sound, di suo, non è mai troppo invasivo, fatte salve le magnifiche parti strumentali che di volta in volta si dipanano nel segno di un delizioso equilibrio tra le diverse componenti che rendono corale l’intero lavoro. Con un pò di vezzoso orgoglio, una vanità – se volete – che è del tutto legittima visti i loro trascorsi, ma comunque nella onesta consapevolezza di aver inanellato un percorso musicale che ha evidenti i suoi perché, i Rusties hanno compilato il secondo disco con una serie di cosiddetti “Rare & Lost Recordings”, frutto delle numerose registrazioni effettuate in questi anni con artisti importanti i quali hanno assecondato ed intrecciato (e condiviso) il tragitto della band, più alcune chicche riemerse dai loro archivi. “Rare & Lost Recordings 2008-2018”, in pratica diventa un ghiotto assaggio dello spessore dei Rusties, delle esperienze significative che sono riusciti ad accumulare in tutti questi anni. Le 14 traccia contenute, quasi tutte cover registrate nell’ultimo decennio, sorprendono per la semplicità, l’immediatezza, la personalità con cui sono state realizzate e lo spirito di complicità instaurato con gli artisti che hanno partecipato alle registrazioni, in un reciproco scambio d’arricchimento emotivo. In apertura c’è una originale versione acustica della beatlesiana “A Day in the Life” registrata nel giugno 2013, non del tutto riuscita in verità, e che magari va inquadrata come un divertissement, nient’altro. La dylaniana “I Shall Be Released” e “Find the Cost of Freedom” di Stephen Stills (pubblicata per la prima volta sul mitico “4 Way Street” del supergruppo Crosby, Stills, Nash & Young del 1971) sono amalgamate assieme, eseguite in una sorta di jam-session che risale al 2009 e che vede protagonisti assieme ai Rusties il bluesman Robi Zonca e la band progressive dei Perdio. Per uno dei momenti più appassionanti di questo disco di rarità va annoverata certamente la presenza prestigiosa (l’aggettivo vale per quelli ovviamente che amano queste cose) di Mary Coghlan, la rossa irlandese capace di reggere il confronto con l’altra grande regina del folk d’Irlanda, Mary Black. Personalmente mi innamorai (musicalmente, ‘of course!’) di lei quando, più di una trentina d’anni fa, assistetti ad un suo concerto nella natia Galway. Mary qui ci regala, sostenuta dal suono dei Rusties, una emozionante e ‘sospesa’ cover di “Baby Please Come Home” (registrata al Cavò Studio di Azzano San Paolo, Bergamo, il 10 agosto del 2010). Non le è da meno, nella traccia successiva – stesso registro, stesso rispettoso accompagnamento del gruppo – Cristina Donà alle prese con una ‘carezzevole’ Sweet Thing” di Van Morrison. Il ‘traditional’ “Matty Groves” viene fuori dal Tributo ai Fairport Convention che a suo tempo inserirono l pezzo nel loro repertorio (“Liege & Lief” del 1969). “Words (Between the Lines of Age)”, presente su “Harvest” del ‘72, che è uno dei capolavori di Neil Young ed uno – lasciatemelo dire – dei miei cinque pezzi preferiti del cantautore canadese, è apprezzabile nella sentita e coinvolgente esecuzione offerta dal gruppo (la registrazione è datata 15 agosto 2009, in occasione della Festa della Liberazione a Torre Boldone) anche se è davvero difficile per chiunque ‘restituire’ a chi ascolta il superbo pathos emozionale della versione originale. L’impegno e l’applicazione dei Rusties in questa occasione sono comunque ammirevoli. “Soldier of Fortune”, il brano scritto da Osvaldo Ardenghi e presente pure Live nel primo disco, si trasforma in un sofferto blues, pure in virtù del ‘lead vocalism’ di Veronica Sbergia, altra bergamasca ‘doc’ sulla stessa lunghezza d’onda dell’amore per la tradizione musicale ‘a stelle e striscie’, che raddoppia la sua presenza con il contributo ‘back vocal’ dato nel finale della lunghissima “Down By the River” (12’26”; altro classico del nume tutelare Young, inserito originariamente in “Everybody Knows This Is Nowhere” del ‘69). Nella malinconica ‘rendition’ di “Move Along” è ospite la violinista italo-siriana Jada Salem (pure armonica). “Wintersong” è una ballata firmata da Marco Grompi, uscita da un demo registrato nel 2010 al Cavò Studio, mentre “By Your Side”, brano dai toni più elegiaci e sognanti, è opera di Osvaldo Ardenghi e vede quale ospite e lead-vocalist Elena Paoletti. Quella dal vivo, è inutile forse ribadirlo, è una dimensione nella quale i Rusties si calano alla perfezione e in cui esprimono tutto l’appassionato loro amore per il rock. Il nostro augurio è che non perdano mai lo spirito che da vent’anni li accompagna e di riuscire a togliersi ancora tante soddisfazioni; il loro in fondo è un divertimento impareggiabile (e coerente) e personalmente vorrei tanto stare al loro posto a ‘giocare’ come fanno loro.

 

(Luigi Lozzi) © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Discografia dei Rusties:
Younger Than Neil (2005)
Live in Germany (2007)
Last Rust … The Best & the Rest (2008)
Move Along (2009)
Wild Dogs (2011)
Dalla polvere e dal fuoco (2014)
Dove osano i rapaci (2017)
Queste tracce… Live! (2CD) (2018)