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THE OLD OAK di Ken Loach in Blu-Ray

 

 

 

 

All’età di 87 anni (è nato a Nuneaton, cittadina della contea del Warwickshire, in Inghilterra, il 17 giugno 1936) Ken Loach mantiene sempre alto lo spirito combattivo che da sempre contraddistingue il suo cinema d’impegno civile, ed il suo ultimo film, “The Old Oak“, è l’ennesima denuncia sociale condotta nel nome delle classi meno abbienti e più penalizzate da un sistema che tende ad emarginarli. Il suo film più recente arriva in Home Video realizzato da Lucky Red, e distribuito da Plaion Pictures, dopo essere stato presentato in anteprima il 26 maggio 2023 in concorso al 76º Festival di Cannes.

Loach appartiene a quella schiera di registi che (ultraottantenni o quasi) ancora sono in grado di fare Cinema ad alti livelli; e penso a Wim Wenders (78 anni) candidato all’Oscar per il Miglior Film Straniero per “Perfect Days”, penso a Martin Scorsese (81 anni) candidato a ben 10 statuette per il suo ultimo “Killers of the Flower Moon”, tra cui quelle per Miglior Film e Miglior Regia, penso al maestro giapponese Hayao Miyazaki (83 anni) candidato per il Miglior Lungometraggio d’Animazione per “Il ragazzo e l’Airone”, mentre il “Napoleone” di Ridley Scott (86 anni), che ha un nuovo “Gladiatore” in cantiere, concorre agli Oscar per due categorie tecniche. Intanto Michael Mann (81 anni) ha appena fatto uscire “Ferrari”, Clint Eastwood (93 anni) sta curando un nuovo progetto e Francis Ford Coppola, a 84 anni, ha terminato le riprese di “Megalopolis” che uscirà nel prossimo autunno. C’è poi Kenneth “Ken” Loach (Nuneaton, 17 giugno 1936), vincitore di due Palme d’Oro, una al Festival di Cannes nel 2006 (“Il vento che accarezza l’erba”) e una nel 2016 (“Io, Daniel Blake”), più il Leone d’Oro alla Carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1994, che ha dedicato la sua opera cinematografica alla descrizione delle condizioni di vita dei ceti meno abbienti. E il cinema di Ken Loach ===Consulta la Filmografia=== come sempre non tradisce chi se n’è appassionato – ed io sono tra costoro – ed ogni suo nuovo film diventa un appuntamento piacevole ed irrinunciabile. Loach rimane uno dei pochi, se non l’unico, ancora (volitivamente) in grado di ‘dire qualcosa di sinistra’, come invocava Nanni Moretti in “Aprile”, e a lui va tutta la nostra ammirazione di cinefili intrigati dal suo cinema a misura d’uomo. A 87 anni il regista inglese porta avanti con integrità intellettuale e commovente dedizione aspetti di quella che potremmo chiamare con miserevole consapevolezza ‘commedia umana’. Come sempre dalla parte del proletariato e delle classi meno abbienti, Ken continua a ‘mostrare’ quella rabbia, che lo accompagna fin dagli anni Sessanta, di chi vede consumarsi ingiustizie continue e, attraverso storie di disagio, povertà e ribellione, procede nel coltivare il sogno di veder migliorare la condizione dei più deboli. In questo suo ultimo film ci troviamo in un piccolo villaggio del nord-est dell’Inghilterra, un tempo fiorente località mineraria vicino a Durham e che oggi invece attraversa momenti molto duri, dopo 30 anni di ininterrotto declino; The Old Oak (la Vecchia Quercia), frequentato da un pugno di avventori abituali aggressivi e testardi, è l’ultimo pub rimasto in attività e sono non poche le difficoltà cui va incontro il proprietario TJ Ballantyne per mantenerlo in vita: la sua è stanchezza mentale più che fisica. Perfino l’insegna del pub – come ci viene mostrato in apertura – fatica a restare dritta. Tutto si complica ulteriormente quando arriva in paese un gruppo di profughi siriani, in fuga dalla guerra e dalla devastazione del loro paese, con i quali diventano problematiche le più elementari forme di comunicazione, si scatenano tensioni, pulsioni razziste e molte amicizie d’un tempo vengono irreparabilmente messe in discussione, perché l’impoverimento è generale e il lavoro latita per tutti. TJ si lega ad una giovane siriana, Yara, la ragazza più colta e intraprendente della compagnia, e forse questo diventerà il punto di contatto tra le due comunità… Il maestro inglese, senza mai scadere nel patetismo o nella retorica, costruisce l’ennesima parabola sociale, con la semplicità e il lucido realismo che l’ha sempre contraddistinto. E il personaggio di Ballantyne è un classico disincantato ‘loser’ alla Ken Loach: è stato abbandonato dalla moglie (poi venuta a mancare) e dal figlio, gli è rimasta fedele solo una cagnolina nera, e ha visto sfiorire gli ideali politici (forza, solidarietà e resistenza) che lo hanno sostenuto per tutta la vita così come la sconfitta dei minatori di quella parte d’Inghilterra. Nel suo The Old Oak è stinta pure la scritta che accompagna le vecchie foto del paese appese al muro, motto e base di ogni civile forma di convivenza sociale: “Se mangiamo insieme, stiamo uniti”. Infatti TJ, con ostinata perseveranza, e coerente ‘gesto’ politico, proverà a creare nel pub una mensa per i più poveri. Il pub, al contempo, diventa metafora di centro di aggregazione e di scontro. Il film è perfetto esempio identitario di quel cinema di Ken Loach che da sempre amiamo, in più – assecondato dal suo fidatissimo e sodale sceneggiatore Paul Laverty – attualizza e pone l’accento sulla deriva xenofoba dilagante in molti paesi del vecchio continente e che fa leva sulla paura della diversità, frutto più di ignoranza che di consapevolezza. Lo ha spiegato magnificamente Ken Loach in sede di presentazione del film: «La speranza è una questione politica. Se la gente confida di cambiare le cose va a sinistra, altrimenti è preda del cinismo, della disperazione. E passa a destra». Gente infelice e impoverita che la miseria e la disillusione spingono all’astio e all’aggressività. L’insolito finale, quasi onirico, sembra contrastare il realismo della vicenda narrata ma in effetti rappresenta un commovente tentativo di dare un finale diverso al corso naturale degli eventi. Protagonista, nei panni del trasandato e disilluso TJ Ballantyne, è Dave Turner già presente (sebbene non in ruoli principali) nei precedenti due film di Loach, “Io, Daniel Blake” e “Sorry, We Missed You”, la ragazza siriana è la venticinquenne Ebla Mari. Un film semplice, lineare, pulito, limpido nella concezione e nella forma, ma mai banale; un toccasana per l’animo.
TECNICA
Sotto il profilo tecnico il Blu-Ray di “The Old Oak” è del tutto impeccabile; nella norma qualitativa dei prodotti medio-alti di ultima generazione. Sebbene non faccia uso di artifici tecnici né tantomeno di effetti speciali e CGI la visione domestica del film è assolutamente confortevole, e fa leva sull’alta qualità delle componenti Regia, sceneggiatura e interpretazioni. I colori sono naturali e le immagini solide e ricche di dettagli. Il comparto audio, in Italiano e Inglese DTS-HD Master Audio 5.1, pur senza raggiungere picchi elevati di ‘frastuono’ sonoro, e senza impegnare più del dovuto il subwoofer, ci restituisce dialoghi distintivi sul centrale ed un’ottima ambienza. I Contenuti Extra prevedono solamente l’immancabile Trailer.

(Luigi Lozzi)                                               © RIPRODUZIONE RISERVATA


(immagini per cortese concessione della Lucky Red)

NOTE TECNICHE
Il Film 

THE OLD OAK
(The Old Oak)
Gran Bretagna/Francia/Belgio, 2023, 113’
Regia: Ken Loach
Cast: Dave Turner, Ebla Mari, Claire Rodgerson, Trevor Fox, Chris McGlade, Col Tait, Jordan Louis, Andy Dawson, Debbie Honeywood, Reuben Bainbridge, Joe Armstrong (II), Rob Kirtley, Chris Gotts, Abigail Lawson, Chris Braxton, Laura Lee Daly, Andrea Johnson, Lloyd Mullings, Laura Daly, Maxie Peters, Neil Leiper, Lorenzo McGovern Zaini.

Informazioni tecniche del DVD

Aspect ratio: 1.85:1 1920x1080p/AVC MPEG-4 24 fps
Audio: Italiano, Inglese DTS-HD Master Audio 5.1
Distributore: Lucky Red/Plaion Pictures