THE GEESE AND THE GHOST – Definitive Edition di Anthony Phillips

 

 

 

 

ARTISTA: ANTHONY PHILLIPS
TITOLO: The Geese and the Ghost: Definitive Edition
ETICHETTA: Esoteric/Audioglobe (2 CD + 1 DVD)
ANNO: 1977/2015

Che all’epoca del loro iniziale e seminale successo i Genesis fossero un gruppo dal solido corpo strumentale è stato certificato in seguito quando, ognuno dei componenti ha abbracciato (invero, con alterne fortune) una propria carriera solista. Superfluo accennare a Gabriel e Collins, cui ha arriso un successo almeno pari a quello del gruppo, ma anche le esperienze meno eclatanti dei vari Mike Rutherford, Tony Banks, Steve Hackett e Anthony Phillips sono cartine tornasole più che indicative al riguardo. Phillips (tra i co-fondatori) abbandonava la formazione già nel 1970 – si dice per una sopraggiunta “fobia da esibizione”, ma fors’anche per dissidi con il leader Peter -, eclissandosi diversi anni per tornare a studiare musica classica e poi rifarsi vivo con la pubblicazione del suo primo album solista nel 1977 – in ordine di tempo secondo solo ad Hackett, che peraltro collabora a questo, di un paio d’anni e contemporaneamente a quello di Gabriel -, nel pieno del ribaltone seguito all’avvento del punk. Quello che oggi viene riedito (era già stato rimasterizzato una prima volta nel 2010) dalla Esoteric, ed arricchito di una serie nutrita di demo e da un DVD audio mixato in un 5.1 Surround Sound: un album prevalentemente strumentale, di natura folk più che barocca, cui hanno collaborato anche Rutherford, Collins, Hackett e suo fratello John. In apertura “Wind-Tales” si propone con un’accattivante intro strumentale, pregna di atmosfere fiabesche che proiettano l’ascoltatore in una dimensione magica e medievale, “Wich Way The Wind Blows” è una delicata ballata acustica cantata da Phil (interpreta pure un’altra perla, “God if I Saw Her Now“, condivisa vocalmente con Viv McAuliffe) e sostenuta dalle trame della chitarra di Mike. Nella mini-suite “Henry: Portrait From Tudor Times” si evidenzia l’utilizzo di strumentazioni d’epoche antiche (oboe, flauto, liuto, violino e violoncello) che, grazie a stupendi impasti vocali, ricamano armonie di sicura presa radicate in certo folk medievale. In “Death of a Knight” sono le chitarre a duettare tra di loro con toni sommessi e pacati, la title-track è un autentico gioiello strumentale e la conclusiva “Triumphant Return” fa leva su cori e tastiere. L’intero album mostra una serie di finezze trascurate all’epoca della sua uscita ma che oggi si possono apprezzare meglio sul filo della rilettura dei posteri. Tra le bonus-track (banchetto per onnivori fan) sono rilevanti soprattutto “Silver Song” e “Only Your Love” (con Collins vocalist) che dovevano far parte di un singolo poi abortito nel 1973.

 

(Luigi Lozzi)                                                © RIPRODUZIONE RISERVATA