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L’UOVO DELL’ANGELO di Mamoru Oshii in 4K ULTRA-HD

 

 

 

 

La Lucky Red si è fatta carico di provvedere ad una versione restaurata in 4K di “L’uovo dell’Angelo”, il film ‘cult’ di animazione giapponese, diretto da Mamoru Oshii nel 1985, e lo ha proposto nelle sale cinematografiche per 6 giorni lo scorso dicembre prima di farlo approdare sul mercato dell’Home Video in una più che pregevole edizione 4K Ultra-HD + Blu-Ray distribuita da Plaion Pictures.

 

 

«Il cinema si divide principalmente in due categorie di registi. Da un lato, quelli che imitano e cercano di ricreare il mondo in cui vivono. Dall’altro, quelli che creano il proprio mondo. Coloro che creano il proprio mondo sono, di regola, i poeti». A quarant’anni di distanza dall’uscita, “L’Uovo dell’Angelo” rimane un capolavoro dell’animazione tout-court, ma non è un film comunque alla portata di tutti. C’è una davvero rara libertà creativa ma, assieme a questa, si porta dietro anche una sorta di simbolismo atavico, su riferimenti agli scritti biblici e sui temi del futuro negato e della speranza spezzata. Disegnato dal visionario Yoshitaka Amano e prodotto dallo Studio Deen e dalla Tokuma Shoten, “L’Uovo dell’Angelo” è di fatto considerato uno dei prodotti più enigmatici e acclamati della storia dell’animazione nipponica e rappresenta il primo lungometraggio indipendente firmato da Mamoru Oshii, che appena dieci anni dopo avrebbe raggiunto la fama internazionale grazie a “Ghost in the Shell”. Tant’è che negli anni Ottanta, quando l’animazione giapponese stava ancora cercando un proprio linguaggio autoriale, il regista realizzava uno dei film più affascinanti della sua carriera. Originariamente, nel 1985, “Tenshi no Tamago” (è il titolo originale), conosciuto pure come “Angel’s Egg”, era nato come film ‘direct-to-video’ tanto da uscire inizialmente in formato VHS per approdare poco dopo anche nelle sale giapponesi. La cifra stilistica del coautore e designer Yoshitaka Amano è indiscutibile e distintiva fin dalle prime scene del lungometraggio quando lo spettatore si trova al cospetto di un’enorme struttura sferica punteggiata da statue che emerge dalle acque dell’oceano. Il film, al di là di una trama che non è prioritaria ed è funzionale ad un’estetica gotica cupa dominante, di stampo surrealista, fa leva su un immaginario onirico suggestivo ed affascinante. La trama, in sé, non è semplice da raccontare: rarefatta, sospesa e con pochi eventi significativi. Vi si narra di una bambina e di un giovane uomo dai capelli bianchi, che si muovono in un contesto post-apocalittico, in una città oscura e inquietante, popolata unicamente da ombre e statue (nello stile di H.R.Giger), con la fanciulla che cerca di proteggere il suo uovo, in un vagabondare incessante, quasi privo di meta o forse anche di speranza. Insieme percorrono le strade deserte (tra atmosfere distopiche alla “Blade Runner”), piazze disabitate (reminiscenze di De Chirico) fino a raggiungere la costruzione urbana più elevata, dove scoprono la realtà di quello che li circonda. I personaggi parlano più con i gesti, con gli sguardi, che con le parole. Sia l’uovo che il fucile a forma di croce portata dal giovane dai capelli bianchi, possono essere interpretati come metafora di qualcos’altro abbracciando i temi della crescita e della presa di coscienza: il primo suggerisce che senza rompere il guscio un uccellino non può dire di essere nato, mentre la croce può rappresentare l’arma che si trasforma in fardello messianico sulla scia del miglior cinema di Jodorowsky o delle influenze tarkovskiane (il cult “Solaris”). Non si vuole raccontare una storia quanto piuttosto trasmettere una serie di sensazioni oscure, soffocanti, impregnate della cupezza del decennio (gli Ottanta) in cui il film è stato concepito. Fondamentale pure la direzione artistica di Shichiro Kobayashi, figura leggendaria del settore nipponico dell’animazione, che dà contenuto filmico un’impressionante solidità formale a disposizione delle generazioni successive. È un’opera sospesa fra cinema sperimentale e meditazione metafisica, un racconto che vive di immagini, silenzi e simboli religiosi, più vicino al sogno che alla narrazione tradizionale. E se “L’uovo dell’Angelo” non brilla agli occhi di chi cerca una storia avvincente, in quanto lenta, pesante, ostica, soddisferà invece coloro che sono alla ricerca di un’esperienza emotiva e sensoriale rara. Ed è proprio questa sua natura prerogativa a renderlo un film di culto, un piccolo capolavoro che ha consentito a Mamoru Oshii di gettare le fondamenta della sua poetica.
TECNICA
La versione restaurata in 4K del film, realizzata a partire dai materiali originali in 35mm., è stata proiettata il 20 maggio 2025 al Festival di Cannes (nella sezione Cinéma de la Plage) in occasione del 40esimo anniversario della sua uscita. L’edizione restaurata in 4K Ultra-HD esalta la complessità visiva dell’opera di Oshii, è stata supervisionata dal regista, con crediti attribuiti – come si legge sui titoli di coda – a IMAGICA (società di post-produzione fondata nel 1935), Sony Group Corporation e Dolby (sia Vision sia Atmos). Il film è perlopiù muto, sono poche le battute pronunciate dai due protagonisti, e il ‘mood’ è avvolto nella musica della colonna sonora (composta da Yoshihiro Kanno) a scandirne il tragitto emotivo, e a rafforzare la dimensione sospesa, con un tappeto sonoro disturbante. La palette cromatica, con tinte che vanno dal nero, al blu e al grigio è magnifica ed è il fiore all’occhiello di questo lavoro piuttosto datato, ed è resa ancora più efficace proprio in virtù dell’edizione restaurata. L’impianto immaginifico amplifica la percezione di perdita e di smarrimento. Le differenze di luce sono più nette, l’oscurità attraversata dai due protagonisti diventa un vuoto affascinante, inchiostrato e profondo, permettendo ai blu dell’acqua di brillare un po’ di più nella luce lunare artificiale.

(Luigi Lozzi)                                                © RIPRODUZIONE RISERVATA

NOTE TECNICHE
Il Film

L’UOVO DELL’ANGELO
(Tenshi no tamago / Angel’s Egg)
Giappone, 1985, 71’
Regia: Mamoru Oshii

Informazioni tecniche del 4K ULTRA-HD / Blu-Ray

Numero Dischi: 2 (4K Ultra-HD + Blu-Ray)
Aspect ratio: Blu-ray UHD: HDR Dolby Vision 1.85:1 2160p @24fps; Blu-ray: 1.85:1 1080p @24fps
Audio 4K Ultra-HD: Italiano/Giapponese Dolby Atmos
Audio Blu-Ray: Italiano/Giapponese Dolby Atmos
Distributore: Lucky Red/Plaion Pictures