ISPETTORE CALLAGHAN: IL CASO SCORPIO E’ TUO! di Don Siegel in 4K ULTRA-HD

La Warner Bros. Entertainment ha dato inizio all’aggiornamento nel formato in 4K Ultra-HD di alcuni classici polizieschi interpretati da Clint Eastwood con la pubblicazione del film capostipite della saga dell’ispettore Harry Callaghan; “Ispettore Callaghan: Il caso Scorpio è tuo!“. Nonostante i quasi 55 anni trascorsi dalla sua uscita nelle sale certamente il ‘refresh’ operato dalla Warner Bros. ci consegna un film ancora piacevolissimo da vedere nella comodità della fruizione domestica.
Ritornato trionfalmente in patria dopo aver smesso i panni dell’’uomo senza nome’ nella ‘Trilogia del Dollaro‘, Clint Eastwood ===Consulta la Filmografia===provava prima a sfruttare la scia lunga del genere western con una serie di film piuttosto anonimi, illuminati solamente dal suo nome prestigioso, poi, con repentino scarto decisionale, indossava le vesti del controverso Harry Callaghan (il nome originale è in realtà Callahan), ispettore di polizia di San Francisco dai modi spicci e rudi nei confronti dei
criminali che si mettono contro la legge. Un personaggio che se da un lato si è tirato addosso durissime accuse di fascismo, per l’uso ambiguo che vien fatto della violenza, dall’altra ha assicurato all’attore una vastissima popolarità, ed a un primo film nel 1971 ne sono seguito altri quattro nell’arco di 17 anni. Al primo film sono seguiti “Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan” (1973) diretto da Ted Post, “Cielo di piombo, ispettore Callaghan” (1976) di James Fargo, “Coraggio… fatti ammazzare” (1983) diretto dallo stesso Clint Eastwood e “Scommessa con la morte” (1988) di Buddy Van Horn. La critica ha individuato nel primo Callaghan, “Dirty Harry” (il titolo originale) e ne “Il braccio violento della legge” di William Friedkin, con Gene Hackman protagonista, i punti di partenza per un’ondata di polizieschi reazionari che hanno goduto dei favori del pubblico nella metà dei ’70. Ma, come sempre accade, il tempo e una migliore sedimentazione del pensiero hanno portato in superficie ragioni più complesse (non ultimo il tributo d’ossessione pagato alla guerra nel Vietnam) che sono alla radice del suo successo. Callaghan è l’archetipo dell’eroe forte e pieno di dignità e onore, che rimanda inequivocabilmente ai modelli classici del western, per quella connotazione nichilista e solitaria, del personaggio. Callaghan è un cavaliere urbano ‘oscuro’, pieno di rabbia e di furore, diretta emanazione dell’epica western con la quale Eastwood si integra da par suo. Cinematograficamente resta fondamentale l’impatto innovativo che esso ha avuto sul genere poliziesco hard-boiled. In “Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo” (1971), di Don Siegel, il poliziotto dà la caccia ad un killer psicopatico, un cecchino che terrorizza San Francisco sparando su cittadini inermi; e quando viene prima catturato e poi rilasciato per mancanza di prove, egli lo uccide buttando via disgustato il proprio distintivo (non ci vedete in questa scena quanto aveva fatto Gary Cooper in “Mezzogiorno di fuoco”?).
Ripercorrendo rapidamente la sua carriera mi piace sottolineare inoltre alcuni aspetti della carriera di Eastwood ed un film in particolare, un regista che, dopo essere stato premiato con una
pioggia di Oscar nel 1993 per il western “Gli Spietati”, che ne ha certificato l’ingresso nell’Olimpo del Cinema, con un altro film soprattutto, “Mystic River” del 2003, ha raggiunto un’autorevolezza tale da meritarsi la collocazione tra i più grandi di sempre, là dove aleggiano le figure di autori del calibro di Howard Hawks, John Ford o Don Siegel. Con questo lavoro imprescindibile per gli appassionati del Clint regista, assistiamo alla trasformazione di un superdivo che all’età di 73 anni diventa un autore a tutti gli effetti e poi avrebbe inanellato una lunga serie di pregevoli pellicole come regista. Attore, produttore, regista, quattro Oscar per “Gli spietati”, mai una Palma d’Oro (ma è stato presidente della giuria nel 1994, quando fu premiato “Pulp Fiction” di Tarantino), è ancora oggi una delle icone più amate e rispettate di Hollywood ed ogni suo nuovo lavoro viene accolto con eccitazione cinefila e curiosità socio-culturale. Clint ha attraversato la storia del cinema americano dalla fine degli anni cinquanta fino ai giorni nostri. Ma la gavetta è stata lunga e la strada per raggiungere il successo impervia, e non esente da critiche spesso feroci e da giudizi espressi con sufficienza da una critica militante a lungo prevenuta nei suoi confronti. A renderlo popolare al mondo intero sono stati i tanto vituperati ‘Spaghetti Western’ – lui con quella faccia spigolosa, gli occhi taglienti e il mezzo sigaro perennemente collocato tra le labbra -, la celebre ‘Trilogia del dollaro’ di Sergio Leone (“Per un pugno di dollari”, “per qualche dollaro in più” e “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”) che il regista romano, appassionato della mitologia della Frontiera, sfornò alla metà degli anni Sessanta, dettando nuove regole e gettando le basi per una rilettura più realistica di una materia fino ad allora esclusivo patrimonio del cinema americano. Pensate che alla sua uscita negli States, “Per un pugno di dollari” venne bocciato inesorabilmente dalla critica Pauline Kael che scrisse: «Un film ambientato in Usa, ma girato in Spagna, che è più lontano da noi di un qualsiasi film italiano». E proprio con il western aveva avuto inizio la sua carriera quando, tra il 1958 e il 1966 aveva interpretato la fortunata serie televisiva “Rawhide”. Nell’immaginario cinefilo il western è legato a registi come John Ford, attori come John Wayne e James Stewart e a film come “Ombre Rosse” o “Sentieri selvaggi”. Ma alla sopravvivenza del mito della frontiera e del sogno americano ha dato il suo contributo anche Eastwood con il tono della sua interpretazione offerto nella ‘trilogia’ che impose un modello di recitazione tutto incentrato sulla forza dello sguardo e sull’essenzialità dei gesti e dei movimenti. E sul western poi Eastwood, una volta rientrato in patria, ha edificato la prima consistente fetta della sua carriera d’interprete e di
regista. Invero – e questo va detto – non è che si sia trattato poi di lavori memorabili; film quasi sempre monocordi nei quali, sullo sfondo di un paesaggio sempre immacolato, l’accento veniva posto sui più classici e scontati luoghi comuni della cultura americana (intrisi da un certo moralismo ecologico) come il tema della violenza insita nella civiltà urbana alla quale contrapporre il più sano clima della provincia. Nei suoi film di genere d’allora (da “Lo straniero senza nome” a “Il cavaliere pallido” e passando per “Lo straniero senza nome”, “Il texano dagli occhi di ghiaccio”, che è un omaggio a John Ford, e “Gli avvoltoi hanno fame”; in quest’ultimo, regia di Don Siegel, colonna sonora di Ennio Morricone, Clint indossa gli stessi vestiti dell’uomo senza nome dei film di Leone, a eccezione del poncho) emerge sempre e comunque lo stereotipo dell’individuo misogino, del giustiziere inesorabile ma pervaso da una connotazione ironica, retaggio dei film girati con Leone. E’ stato cavaliere pallido ed eroe errabondo (il modello inaugurato da Alan Ladd con “Il cavaliere della valle solitaria” ha fatto scuola), uomo senza nome e di poche parole in tante avventure di frontiera. L’Eastwood-regista, memore della lezione leoniana, ha tentato di ricostruire le basi del western e di alimentare questo genere con la solidità delle sue corde espressive, fino a giungere alla sua prova migliore solo nel 1993 con “Gli spietati”, in cui si divertiva a ribaltare lo stereotipo del pistolero giovane e forte, per tratteggiare invece un personaggio crepuscolare, un ex killer invecchiato e debole, oramai in pensione ed in rotta con se stesso. «Io, in controtendenza, ho diretto western classici – diceva in una intervista -, epopee da cavalieri e perdenti delle valli solitarie. Quando penso al western considero il filone come un grande padre: anche se cerchiamo la fuga, anche se vogliamo percorrere strade diverse, ci sta intorno, è parte di noi. Oggi è difficile rendere appieno la mitologia del genere perché gli effetti speciali, gli inseguimenti dei film d’azione hanno privato di qualcosa la grande eredità del cinema americano classico. Io credo al western anche come sinonimo di amore per la terra, per l’ecologia, per la ricerca del proprio spirito. In televisione, ad esempio, i western vanno sempre molto bene e non si chiede ai film del genere di essere ‘moderni’». Il film reca la dedica: “a Don e a Sergio”, a Don Siegel e a Sergio Leone, i due grandi maestri di Eastwood. Leone che di lui aveva detto: “Clint ha solo due
espressioni: con il sigaro e senza”, cogliendo bene la natura schiva ed essenziale dell’attore. Ma il cinema di Clint Eastwood non è fatto di solo western. All’inizio dei Settanta fonda la casa di produzione Malpaso e nel ’71 esordisce nella regia con il thriller “Brivido nella notte” (“Play Misty For Me” il titolo originale e “Misty” si riferisce ad un celebre tema del pianista Errol Garner) e cominciava ad essere apprezzato anche per film come il romantico “Breezy” (1973). A contraddistinguerlo però, in questa fase, è stato il fortunato personaggio impersonato in “Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!”, un poliziotto duro e dai metodi sbrigativi, che diede inizio ad una serie di quattro film. Tra questi “Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan” del 1973; un film fortemente voluto dall’attore-regista, soprattutto per fugare le accuse piovutegli addosso di essere un ‘fascista’ ed un ‘prototipo della destra nixoniana’ Eastwood si era sentito offeso da quei giudizi perché non vi si riconosceva. «Si dice che io sia un conservatore. Non è vero. Sono un conservatore sul piano fiscale, ma sono liberal sul piano sociale e non certo un reazionario. Callaghan era solo un tipo che odiava tanto la burocrazia quanto i criminali. Io l’ho sempre pensato come un uomo passionale con l’eterna urgenza di risolvere i casi. La gente diceva che io ero il prodotto degli anni di Nixon. Ma se io avevo avuto successo molto prima di Nixon… E poi a me Nixon non è mai piaciuto. Don Siegel, il regista, era di sinistra. E come s’incazzava quando leggeva il critico del New Yorker, Pauline Kael, che scriveva che il suo eroe era un fascista!». Aveva quindi accettato con entusiasmo di interpretare un film dove si mettesse in evidenza che Callaghan non era quel reazionario che in tanti avevano creduto. Sceneggiatura affidata a John Milius e Michael Cimino, due che avrebbero dimostrato tutto il loro valore anche come registi, e regia a Ted Post. Cimino, addirittura, avrebbe esordito l’anno dopo alla regia con “Una calibro 20 per lo specialista”, dirigendo proprio Eastwood. Egli porta avanti la propria personale poetica anche attraverso l’esplorazione di generi diversi tra loro come (oltre al western), il ‘noir’, il road-movie o addirittura il melodramma. Spesso è stata la provincia americana al centro dei film del regista; quella gretta e perbenista, ipocrita e sfarzosa di “Mezzanotte nel giardino del bene e
del male” oppure quella nostalgica, oleografica e ricca di fascino de “I ponti di Madison County”, o quella cinica, volgare e indifferente di “Un mondo perfetto”, o ancora quella della Grande Depressione di “Honkytonk Man” in cui si muove un cantante country che viaggia alla volta Nashville dove lo aspetta la realizzazione di un sogno, un’audizione al Grand Ole Opry.
TECNICA
Il primo capitolo della popolare saga dedicata all’ispettore della polizia di San Francisco Harry Callaghan, interpretato da Clint Eastwood e diretto da Don Siegel, arriva il 6 maggio in un’inedita versione 4K Ultra HD (+ Blu-Ray). Ad arricchire il formato Blu-Ray, sei ore di contenuti speciali, tra cui un commento del critico cinematografico, saggista e giornalista statunitense Richard Schickel, autore di due biografie su Clint Eastwood, 5 Featurette, 2 interi documentari incentrati su Clint Eastwood e una galleria di interviste. È la Warner Bros. Entertainment che ci propone questa edizione 4K Ultra-HD del film d’esordio dedicato alle gesta di Callaghan, arricchita da un disco con il riversamento in Blu Ray, ghiotto approdo per gli appassionati dell’High-Def. La versione rimasterizzata offre un’immagine nitida e dettagliata, valorizzando la regia di Don Siegel e la performance iconica di Clint Eastwood. L’audio è stato portato a Dolby Atmos-TrueHD per la traccia originale inglese (migliore di quella in italiano che resta Mono), soddisfacentemente coinvolgente, ed il formato dello schermo è quello originariamente concepito di 2,40:1. Colori brillanti e buona definizione ma qualche difetto dovuto all’età, cui non si è riusciti a porre rimedio, ma che non inficia la visione. Gli inserti speciali rimasterizzati digitalmente comprendono il commento di Richard Schickel, biografo di Clint Eastwood che esamina questa autentica pietra miliare che ha rivoluzionato per sempre il genere poliziesco, “Dirty Harry`s Way” e “Dirty Harry: The Original”, sono due Dietro le Quinte che raccontano i retroscena della pellicola, una Galleria di interviste in cui Eastwood e altri ricordano le loro esperienze in merito, “Out Of The Shadows of Dirty Harry” un nuovo documentario che approfondisce l’influenza avuta dal personaggio, “Clint Eastwood: The Man from Malpaso”, una dettagliata analisi della carriera di Eastwood. Nel complesso viene offerta allo spettatore un’esperienza visiva e sonora di alto livello per un film diventato nel tempo iconico ed imperdibile.
(Luigi Lozzi) © RIPRODUZIONE RISERVATA
NOTE TECNICHE
Il Film
ISPETTORE CALLAGHAN: IL CASO SCORPIO è TUO!
Dirty Harry
Usa, 1971, 102’
Regia: Don Siegel
Cast: Clint Eastwood, Harry Guardino, Andrew Robinson, Reni Santoni, John Mitchum, John Larch.
Informazioni tecniche del 4K ULTRA-HD / Blu-Ray
Aspect ratio: 2,40:1 Anamorfico 2160p / Anamorfico 1080p
Audio 4K Ultra-HD: Italiano, Spagnolo, Francese, Tedesco Dolby Digital 1.0 / Dolby Atmos-TrueHD
Audio Blu-Ray: Italiano, Spagnolo, Francese, Tedesco Dolby Digital 1.0 / Dolby TrueHD 5.1
Distributore: Warner Bros. Entertainment Italia

