Vinile

TIME OUT OF MIND di Bob Dylan in Vinile

 

 

 

 

 

ARTISTA: BOB DYLAN
TITOLO: Time Out Of Mind – 20th Anniversary [2LP+45giri]
ETICHETTA: Columbia/Legacy/Sony Music
ANNO: 2017

 

Nella classifica dei 100 migliori album degli anni Novanta la rivista Rolling Stone piazzò “Time Out Of Mind” di Bob Dylan alla posizione #31; basterebbe già per comprendere l’importanza di questo lavoro del ‘menestrello di Duluth’, giunto in un’epoca in cui la sua stella pareva offuscata dai nuovi venti e da una serie di altri segnali dettati dall’avanzare degli anni, e non ultima una malattia incubata che sarebbe deflagrata poco tempo dopo la conclusione della registrazione del disco. Ora, a venti anni di distanza, e per celebrarne degnamente l’anniversario, la Sony Music ha pubblicato (già da un paio di mesi) un doppio album in vinile (in Italia è la prima volta che “Time Out Of Mind” esce in questo formato) corredato da un 45giri bonus con i brani “Love Sick” e “Cold Irons Bound”. Perché, col senno di poi, fa ancora sensazione rendersi conto che dopo trentacinque anni di carriera un album come “Time Out Of Mind” potesse allora rappresentare una delle migliori opere del folk-singer, addirittura la migliore dal 1975 in poi, da “Blood on the Tracks” per l’esattezza. La grandezza dell’artista si certifica (e si certificò allora) anche in questo modo, ovvero nell’essere sempre capace, ad onta degli anni trascorsi, di sfornare dischi degni del nome che si porta, di saperli calare nel proprio tempo con qualità incomparabile e non apparire per niente superato o obsoleto. Dopo aver cambiato pelle mille volte, nei tre decenni precedenti, con questo disco – il trentesimo ufficiale in studio – il futuro Premio Nobel per la Letteratura (2016) mostrava di averne trovata una ideale da calzare, da bluesman a caccia dei suoi fantasmi, un’analisi ed un viaggio nel proprio ‘cuore di tenebra’, in sintonia con una presumibile, crescente paura della mortalità. Quasi presago di quello che gli sarebbe accaduto pochi mesi dopo quando una grave malattia – un’infezione fungina al cuore, causata da un virus - lo ridusse in fin di vita, costringendolo ad annullare una serie di concerti e a dichiarare: “Ad un certo punto credevo che avrei incontrato Elvis veramente molto presto...”. Il disco venne inciso in gennaio, il ricovero in ospedale risale alla primavera, l’uscita dell’album invece al 30 settembre, tre giorni dopo dell'esibizione a Bologna, al cospetto di Papa Giovanni Paolo II, alla Conferenza Eucaristica Mondiale. Dylan aveva dedicato (artisticamente) la prima metà dei Novanta alle sue radici musicali dando alle stampe un paio di dischi (“Good as I Been to You” e “World Gone Wrong”) composti da brani folk e blues tradizionali. Era seguito nel 1995 un live assai decantato, “MTV: Unplugged”, riguardante la sua leggendaria performance acustica televisiva di classici del suo repertorio, che come da abitudine consolidata erano permeati di nuovi significati e nuovi arrangiamenti. “Time Out of Mind” in realtà fu il primo album di nuovi materiali in sette anni e si rivelò una tappa importantissima della carriera. Dylan aveva iniziato a scrivere i brani durante l'inverno del 1996 nella sua fattoria in Minnesota immersa nella neve, e per la produzione decise di rivolgersi nuovamente a Daniel Lanois, già artefice di “Oh Mercy”. Il produttore canadese, che all’epoca era sulla cresta dell’onda per i lavori condotti per gli U2 (“The Joshua Tree”, 1987, “Achtung Baby”, 1991, e ancor prima “The Unforgettable Fire” nell’84), Peter Gabriel e Emmylou Harris, aveva instaurato con il cantautore un feeling solido e una grande empatia artistica. Molto del merito della riuscita e dello spessore di “Time Out of Mind” si devono proprio all’abile lavoro di Lanois, autentico mago di studio, pronto ad utilizzare qualsiasi risorsa tecnologica disponibile per intervenire durante le registrazioni, e successivamente in post-produzione per gli aggiustamenti del caso; la bontà del suo lavoro allora era nota a molti. A Bob piacque molto lavorare in studio e preparare i pezzi assieme ai musicisti della band ingaggiati per le session, provando e riprovando con tranquillità i pezzi fino a raggiungere la più completa soddisfazione. La collaborazione tra Dylan e Lanois diede vita ad un album di grande forza ed espressività e il risultato finale, per quel che riguarda la parte sonora, è stato corposo, sapientemente stratificato e ‘dark’; al punto che in alcuni brani la musica occupa la centralità del disco e sovrasta la voce e le liriche di Dylan senza però inficiare la bontà dei contenuti. Tra i musicisti convocati in studio troviamo, tra gli altri, nomi di spicco quali il pianista Jim Dickinson, l’organista Augie Myers e il chitarrista blues Duke Robillard. “Time Out of Mind” ruota tutto intorno alla perdita dell’amore, sul dolente rimpianto che cresce e si inasprisce col passare degli anni, sull’isolamento e lo smarrimento di un cuore spezzato, il tutto espresso con disarmante malinconia e pessimismo. Ottenne l’incondizionato consenso da parte della critica ed ottimi riscontri commerciali dando inizio ad una vera e propria rinascita artistica per Dylan, cristallizzata nella nostra epoca e che ancora perdura se pensiamo alla grande qualità di alcuni dischi che sono seguiti: “Love and Theft” uscito nel 2001, “Modern Times” (2006), “Together Through Life” (2009), “Tempest” del 2012. Il disco si assicurò tre Grammy Award tra cui il più importante fu quello assegnatogli per il Miglior Album dell’Anno. In apertura, guidata dal vigoroso suono della chitarra, c’è “Love Sick” una ode blues cupa e riflessiva, che immediatamente ci proietta nel cuore delle tematiche dell’album, tratta il disagio e lo squallore emotivo cui può portare il perduto amore (“Did I hear someone tell a lie? / Did I hear someone’s distant cry? / I spoke like a child; you destroyed me with a smile / While I was sleeping”). Sulla stessa lunghezza d’onda si muovono pure canzoni quali “Standing in the Doorway”, sette minuti di incanto melodioso, e “Not Dark Yet” (“Non è ancora buio, ma ci stiamo arrivando”), autentico e cristallino, ed emozionante, capolavoro dylaniano in questa occasione, mentre “A Million Miles” e “’Til I Fell in Love With You” si ammantano di influssi blueseggianti per l’egregio contributo di Lanois. Uno dei vertici dell’album è costituito da “Trying to Get to Heaven”, un brano introspettivo e struggente (“Cerco di arrivare in Paradiso prima che chiudano la porta”), con due magnifici assolo di armonica di Mr. Zimmerman, in cui viene esplorata la capacità di superare la perdita dell’amore, che è anche metafora più profonda di un disagio esistenziale a convivere con le difficoltà del proprio paese, gli Stati Uniti (“They tell me everything is gonna be all right / But I don’t know what ‘all right’ even means /../ When you think that you’ve lost everything / You find out you can always lose a little more”). “Dirt Road Blues” si discosta decisamente dalle atmosfere dark dell’album e fa leva su un insospettabile groove up-beat (speziato di rockabilly) pilotato dalle chitarre e dal riff di un organo, così pure “Cold Irons Bound” che mostra un incedere aspro ottenuto grazie ad una sezione ritmica propulsiva ed un quanto mai opportuno intervento dell’organo di Augie Meyers; l’interpretazione vocale di Dylan per questo pezzo è valsa al ‘menestrello di Duluth’ il Grammy come Migliore Performance Vocale Maschile Rock (il terzo Grammy fu invece ricevuto per il Miglior Album Folk Contemporaneo). “Make You Feel My Love” è una accattivante ballata al pianoforte, ridondante ed enfatica quanto un pezzo di Elton John o di Billy Joel, suonata dallo stesso Bob e tale da risultare perfino peculiare nel complesso dell’opera dylaniana, tant’è che subito lo stesso Joel l’ha fatta sua, seguito poi da Garth Brooks e Bryan Ferry (su “Dylanesque”) e da Adele che, nel 2008, ha ottenuto con questo brano un clamoroso successo, raggiungendo la Top Five delle classifiche di vendita nel Regno Unito. In chiusura un gioiello assoluto, “Highlands”, sedici minuti e mezzo di epico turbinio emotivo per l’uomo dagli occhi tristi, scanditi da un riff blues: è la più lunga canzone mai incisa da Bob, degna di capolavori quali “Desolation Row”, “Lily, Rosemary and the Jack of Hearts” o “Hurricane”. L’album in doppio vinile da 180gr. riserva una sorpresa per questo 20^ anniversario; vi è infatti incluso un bonus 45 giri con “Love Sick” (5’24”) in versione ‘Remix’ e “Cold Irons Bound” (5’44”), Live registrato nel giugno 2004 a Manchester, Tennessee; entrambi i brani sono inediti su disco.

 

(Luigi Lozzi)                                                © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Galleria immagini


(immagini per cortese concessione di Legacy/Sony Music)

 

 

Time Out Of Mind - 20th Anniversary – Bob Dylan
Tracklist (LP):
Side One
  1. Love Sick
  2. Dirt Road Blues
  3. Standing in the Doorway
  4. Million Miles
Side Two
  5. Trying to Get to Heaven
  6. Til I Fell in Love with You
  7. Not Dark Yet
Side Three
  8. Cold Irons Bound
  9. Make You Feel My Love
  10. Can't Wait
Side Four
  11. Highlands
45 giri:
Facciata A
  1. Love Sick
Facciata B
  2. Cold Irons Bound


Musicisti:
Bob Dylan - guitar, acoustic and electric rhythm lead, harmonica, piano, vocals (all songs);
Daniel Lanois - guitar, mando-guitar, firebird, martin 0018, Gretch gold top, rhythm & lead (all songs);
Bucky Baxter - acoustic guitar, pedal steel (3, 5, 7, 8);
Duke Robillard - guitar, electric L5 Gibson (4, 5, 10);
Robert Britt - Martin acoustic & Fender Stratocaster (3, 6, 7, 8);
Winston Watson - Drums (2);
Cindy Cashdollar - slide guitar (3, 5 , 7);
Tony Garnier - Electric bass & acoustic upright bass (all songs);
Augie Meyers - Vox organ combo, Hammond B3 organ & accordion (all songs);
Jim Dickinson - keyboards, Wurlitzer electric piano & pump organ (1, 2, 4, 5, 6, 7, 10, 11);
Jim Keltner - drums (1, 3, 4, 5, 6, 7, 10);
David Kemper - drums (8);
Brian Blade - drums (1, 3, 4, 6, 7, 10);
Tony Mangurian - percussion (3, 4, 10, 11)

 

Discografia di Bob Dylan:
Bob Dylan (Columbia, 1962)
The Freewheelin' Bob Dylan (Columbia, 1963)
The Times They Are A-Changin' (Columbia, 1964)
Another Side Of Bob Dylan (Columbia, 1964)
Bringing It All Back Home (Columbia, 1965)
Highway 61 Revisited (Columbia, 1965)
Blonde On Blonde (Columbia, 1966)
John Wesley Harding (Columbia, 1967)
Nashville Skyline (Columbia, 1969)
Self Portrait (Columbia, 1970)
New Morning (Columbia, 1970)
Pat Garrett & Billy The Kid (colonna sonora, Columbia, 1973)
Dylan (Columbia, 1973)
Planet Waves (Asylum, 1974)
Before the Flood (live, Asylum, 1974)
Blood On The Tracks (Columbia, 1975)
The Basement Tapes (Columbia, 1975)
Desire (Columbia, 1976)
Hard Rain (live, Columbia, 1976)
Street Legal (Columbia, 1978)
At Budokan (live, Columbia, 1979)
Slow Train Coming (Columbia, 1979)
Saved (Columbia, 1980)
Shot of Love (Columbia, 1981)
Infidels (Columbia, 1983)
Real Live (live, Columbia, 1984)
Empire Burlesque (Columbia, 1985)
Biograph (antologia, Columbia, 1985)
Knocked Out Loaded (Columbia, 1986)
Dylan & the Dead (live, Columbia, 1988)
Down in the Groove (Columbia, 1988)
Oh Mercy (Columbia, 1989)
Under The Red Sky (Columbia, 1990)
The Bootleg Series, Vol. 1-3 (antologia, Columbia, 1991)
Good As I Been To You (Columbia, 1992)
World Gone Wrong (Columbia, 1993)
MTV Unplugged (live, Columbia, 1995)
Time Out Of Mind (Columbia, 1997)
Live 1966 (live, Columbia, 1998)
Love And Theft (Columbia, 2001)
Live 1975 (live, Columbia, 2002)
Live 1964 (live, Columbia, 2004)
No Direction Home: The Soundtrack (antologia, Columbia, 2005)
Modern Times (Columbia, 2006)
Tell Tale Signs (antologia, Columbia, 2008)
Together Through Life (Columbia, 2009)
Christmas In The Heart (Columbia, 2009)
The Witmark Demos: 1962-1964  (antologia, Columbia, 2010)
In Concert - Brandeis University 1963 (live, Columbia, 2011)
Tempest (Columbia, 2012)
Another Self Portrait (Columbia, 2013)
The Basement Tapes Complete (Columbia, 2014)
Shadows In The Night (Columbia, 2015)
The Cutting Edge (Columbia, 2015)
Fallen Angels (Columbia, 2016)
Triplicate (Columbia, 2017)

 

 

 

 

 

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