THE VENTURES + WALK DON'T RUN dei Ventures

 

 

 

 

 

ARTISTA: VENTURES
TITOLO: The Ventures + Walk Don’t Run
ETICHETTA: HooDoo/Egea
ANNO: 1960/2015

Oltre centodieci milioni di dischi venduti in carriera, a partire dal 1958, anno della loro costituzione a Tacoma, Washington, ad opera di Don Wilson e Bob Bogle, indicano a chiare lettere l’impatto avuto dai Ventures sui destini della musica rock & pop e il peso nei cuori degli appassionati, eppure non sono molti quelli che li conoscono o ne riverberano i prodromi del valore indiscusso. Nati come gruppo strumentale (e ispirandosi a Chet Atkins) si sono subito imposti nella “golden age of hi-fi” per il virtuosismo e per le soluzioni ad effetto adottate con il loro verbo chitarristico surf-rock. E aggiungerei - a loro beneficio e ad avvalorare il senso dell’influenza che essi hanno avuto su decine e decine di artisti, tra cui di certo George Harrison, John Fogerty, Stephen Stills e i Dire Straits - che sull’altra sponda dell’oceano sono stati gli Shadows a porsi quali alter-ego del gruppo americano prima mettendosi al servizio di Cliff Richard e poi autonomamente a partire dal 1961. Ora ritrovarsi raccolti in un singolo cd i primi due album (rimasterizzati) del gruppo – curiosamente e con scarsa attenzione filologica trovano prima posto in scaletta i brani di “Walk Don’t Run” che del primo disco omonimo – più sei bonus-track aiuta non poco a colmare qualche lacuna della propria CD-teca. Tra cover e composizioni originali “Night Train” è una delle migliori cover dello standard blues inciso da Jimmy Forrest nel 1951, “Walk, Don't Run", il loro maggior hit di sempre (assieme a "Hawaii Five-O", tema di un popolare programma televisivo), è stata mutuata dall’originale di Chet Atkins contenuta nell’album “Hi-Fi in Focus” del ‘57, il classico “Perfidia” rende conto d’una fascinazione latina, “Raw-hide” fu un loro grande hit-single nel ’61, "Raunchy" uno strumentale della prim’ora del rock & roll di Bill Justis, in "My Own True Love (Tara's Theme)" si colgono addirittura echi delle musiche composte da Max Steiner per “Via col vento”. I Ventures sono stati abili nel vendere i loro album (aspetto insolito, da non sottovalutare, per quei tempi) facendo esclusivamente leva su un ben preciso stile ed un sound distintivo, e non avvalendosi del successo di qualche singolo in essi contenuto, assieme ad una sofisticata risoluzione in stereo parimenti significativa.

 

(Luigi Lozzi)                                                © RIPRODUZIONE RISERVATA