ORDER OF PLAY di Martin Barre

 

 

ARTISTA: MARTIN BARRE
TITOLO: Order Of Play
ETICHETTA: Edifying
ANNO: 2014

Ho amato profondamente Ian Anderson, il suo eclettismo, l’istrionismo, la vocalità e la magnificenza e l’originalità dei suoi Jethro Tull, fino a venti anni fa, quando ho assistito ad un suo concerto romano: il ricordo della magniloquenza del suo canto – e chi come me ha assistito ai suoi concerti al Brancaccio e al Palazzo dello Sport del ‘71/’72 capirà – impallidiva miseramente dinanzi alla pochezza dello spettacolo offerto da lui (soprattutto da lui) e dal suo gruppo in quel 1994; tant’è che ancora oggi il prode flautista, giurassico più dei dinosauri di Spielberg, continua a portare in giro il marchio di fabbrica di un sound pressoché irripetibile. Mi sono tornate in mente queste considerazioni all’ascolto del nuovo album di Martin Barre, chitarrista tra i più acclamati allora in terra d’Albione, antico sodale di Anderson e fondamentale artefice di alcuni dei passaggi chitarristici più memorabili del sound del gruppo inglese - l’assolo di “Aqualung” docet. Barre ci regala un nuovo album, il quinto di una carriera solistica avviata a latere del gruppo negli anni ‘90. Aveva sostituito Mick Abrahams all’indomani di “This Was” nel ‘69, con uno stile non meno blues del suo predecessore, e vi è rimasto fino a quando i Tull si sono sciolti nel 2011. “Order Of Play”, che fa il paio con “Away with Words” del 2013, fatto della stessa pasta, pur nella forma di sostanziale reinterpretazione di alcuni classici del repertorio dei Jethro è disco apprezzabile e dignitosissimo, realizzato da un musicista che seppur a quel tempo sia rimasto fedele al progetto originario aveva tutti i numeri e le qualità per tentare una carriera solista che in realtà poi si è limitata a soli cinque album. Con questi lavori Martin sembra aver voluto esorcizzare il fantasma rappresentato dal gruppo in cui ha militato ma nel quale era limitato dalla personalità accentratrice di Anderson. I nuovi arrangiamenti proposti – collaudati dal vivo ed esibiti in un tour europeo che ha portato l’artista pure in Italia per tre date lo scorso anno - hanno un’anima non peregrina e di tutto si tratta fuorché di una mera operazione nostalgia volta a sfruttare il brand Jethro Tull. Il sound complessivo mostra insospettabile freschezza e fluidità impeccabile, con il riconoscibile chitarrismo pirotecnico di Barre, il sostegno del sax di Richard Beesley, che impreziosisce d’un tocco jazzato classici del repertorio come “Locomotive Breath” (senza il flauto diventa tutta un’altra cosa ma non delude) e “Minstrel In The Gallery”, e parti vocali opera di Dan Crisp che sono all’altezza delle originali. “Still Loving You Tonight” è semplicemente incantevole, con quella suggestiva chitarra così nitida ed incisiva. Piuttosto complicato cimentarsi con uno stralcio di “Thick As A Brick” ma se ne esce convincenti; idem per “A New Day Yesterday” e “Song for Jeffrey”. E se poi “Teacher” da folk diventa blues, “Steal Your Heart Away”, “Rock Me Baby” e “Crossroads” sono meno intinti nell’originario blues.

 

(Luigi Lozzi)                                                © RIPRODUZIONE RISERVATA