REFRACTORY OBDURATE dei Wovenhand

 
 
ARTISTA: WOVENHAND
TITOLO: Refractory Obdurate
ETICHETTA: Glitterhouse Records/Goodfellas
ANNO: 2014

Da tempo David Eugene Edwards non è più una meteora della scena alt-rock d’Americana; a capo dei suoi Wovenhand (e prima di questi con l’act folk-rock dei 16 Horsepower dei quali rappresenta la naturale evoluzione), band originaria di Denver, prosegue in un percorso di fascinazione che ha pochi eguali tra i suoi consimili, peraltro conservando per intero le sue prerogative di testa libera e pensante poco incline ad accettare qualsivoglia compromesso; e quanto mai prolifico nella sua produzione musicale. Neo-folk, Post rock, Punk, Old-time e alternative sounds sono i generi che affiorano all’ascolto della musica dei Wovenhand, e non solo questi visto che il range espressivo del gruppo è assai ampio, variegato e sfaccettato. Il band-leader non disdegna di buttare qua e là nei testi dei suoi brani citazioni bibliche retaggio di un imprinting religioso (e di discepolo del teologo calvinista Jonathan Edwards) e di una sua personale esplorazione intima e cerebrale offerta agli astanti col piglio del predicatore. Ma il suo nuovo album (“Refractory Obdurate”, il settimo della discografia del gruppo, e segue di due anni "The Laughing Stalk") dispensa musica prima che liriche pregne del suo credo spirituale. Tra voci echeggianti e percussioni roboanti e muscolari (servite da Ordy Garrison), nell’alternanza di turgide chitarre elettriche (è feroce e tagliente il contributo di Chuck French) e strumenti acustici calibrati a dovere, le canzoni cantate con passione (di testa, di cuore e di braccia) da Eugene si ammantano, prima che di una forza inusitata e di progressioni rockeggianti, di significati vibranti, e il tutto va oltre la pura e semplice (e più immediata) fruizione sonora. Un sound il suo che ha grande personalità, e che propone come sempre un mix di neo-folk, post-punk, gothic & metal, cavalcate dark-rock e spezie di bluegrass, in un riconoscibile alveo sperimentale, ma con un’energia sconosciuta alla band nell’ultimo decennio. Ed è qui la svolta che si registra con questo lavoro. In apertura troviamo la tumultuosa “Corsicana Clip” con uno sviluppo chitarristico che getta un ponte verso sonorità west-africane, “Masonic Youth” fa leva su un riff che non ammette repliche, “Good Shepherd” invece si colora di venature post-punk mentre “Field of Hedon” contiene echi alla Sonic Youth; un robusto abbrivio chitarristico metal apre “Hiss” su una serie di versetti del profeta Isaia e per restare in ambito – diciamo - d’ispirazione ’religiosa’ ecco seguire l’epica e tempestosa “Salome” e “King David” dalle liriche inquiete. “El-bow” chiude il disco con una sospensione percussiva che placa gli animi. Ad assecondare il leader ci sono il percussionista di lungo corso Ordy Garrison, assieme a Chuck French e Neil Keener; ma è la chitarra ad essere costantemente in primo piano. David Eugene Edwards, che in qualche frangente ci ricorda Nick Cave, con la sua opera ’alternative music world’ ha certamente influenzato e/o ispirato decine e decine di nuovo musicisti che in questi ultimi anni si sono affacciati sulla scena dell’’alternative music world’.

 

(Luigi Lozzi)                                                © RIPRODUZIONE RISERVATA