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IERI, OGGI E DOMANI – IL CINEMA DI GENERE IN ITALIA di Pedro Armocida e Boris Sollazzo

 

 

 

 

 

Ieri, oggi e domani - Il cinema di genere in Italia” scritto a quattro mani da Pedro Armocida e Boris Sollazzo, pubblicato da Marsilio Editore, può costituire una buona lettura di Cinema da mettere sotto l’albero di Natale.

 

 

 

 

Nell’introduzione del libro si legge: “Non c’è una New Cinecittà all’orizzonte, non ancora almeno, ma c’è una nuova generazione che è cresciuta con Jeeg Robot e Chris Columbus, che è diventata grande con “Breaking Bad”, che non ha più paura di andare altrove e non è ossessionata dal confronto con la grande madre della commedia all’italiana, genitrice generosa ma anche gelosa come dimostrò quel Monicelli che imponeva l’eredità del suo movimento a Nanni Moretti di fronte ad Arbasino. Ecco, quello che vorremmo è alimentare un dibattito, come allora. Quando il cinema era materia viva, vibrante e quello che succede in un festival era ciò che avveniva anche fuori dalle sale, in tv, persino nelle cene tra amici”. Dagli Spaghetti Western al Giallo all’Italiana, dai Poliziotteschi alle Commedie Sexy, dall’Horror all’Italiana al Peplum, sappiamo bene come il fenomeno del cinema di genere italiano in voga negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta (etichettato spregiativamente anche come ‘B-Movie’) ha poi fatto scuola in tutto il mondo. All’epoca però la critica ‘mainstream’ italiana reagiva con distacco ed una certa supponenza, quasi che quello che aveva sotto gli occhi non fosse vero cinema. Erano film senza alcuna pretesa intellettuale ma che sbancavano al botteghino. Poi, grazie all’interessamento di un sottobosco composto da cinefili, fanzine specializzate, cineclub e semplici appassionati, le cose sono mutate progressivamente. Così la critica ‘paludata’ ed integralista è stata giocoforza costretta a prendere atto della grandezza di figure fino allora trascurate, se non addirittura ignorate, come Sergio Leone, Dario Argento, Fernando Di Leo, Mario Bava, Lucio Fulci, Sergio Corbucci, Tonino Valeri, perfino Joe D’Amato (al secolo Aristide Massaccesi) solo all’apparenza ‘semplici artigiani’ del grande schermo. Il rapporto tra i film di genere e la critica in realtà non è mai stato semplice. La riscoperta e la rivalutazione di registi del cinema di genere italiano insomma non è passata attraverso l’accettazione da parte della critica più convenzionale ma ha seguito percorsi alternativi e più ‘underground’. Oggi la domanda è se si può ancora fare cinema di genere in Italia? Ma soprattutto, cos'è il genere? Il filone così ricco del passato si è di fatto esaurito ma segnali nuovi giungono da qualche anno a questa parte (vedi il successo di film come “Lo chiamavano Jeeg Robot” o “Il ragazzo invisibile” di Gabriele Salvatores, del 2014) sembrano indicare che qualcosa si stia muovendo. A queste ed altre domande cerca di dare risposte il libro "Ieri, oggi e domani - Il cinema di genere in Italia", edito da Marsilio. Nelle sue 348 pagine questa raccolta di saggi riesce a comporre una cronistoria dei generi e al contempo cristallizza una istantanea della rinascita di questo tipo di cinema che gli autori fanno risalire per al 2015, anno di uscita di “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti, film cui si fa riferimento pure nella copertina. Il libro, così, è un articolato assemblaggio di saggi, interviste, riflessioni da parte di giornalisti e addetti ai lavori su questo macro-tema tornato da qualche tempo al centro dell’attenzione della Settima Arte. Pedro Armocida, tra le altre cose, è Direttore Artistico Mostra Internazionale del Nuovo Cinema; nell’ultima edizione, la 55^, il Festival ha ospitato Lino Banfi, e il popolare attore, in un cortocircuito che non è più tale da parecchio tempo, ha sorpreso molti affermando che negli anni Ottanta molti critici stroncavano i suoi film (poiché il loro giornale non avrebbe mai pubblicato delle recensioni positive) per poi in realtà vederseli di nascosto e magari anche apprezzarne alcuni. Ad aggiungere un po’ di pepe a tutta la diatriba ha provveduto Adriano Aprà, critico cinematografico affermato, che ha puntato l’indice su Marco Giusti (colui che tra le altre cose è anche stato l’ideatore di “Stracult”, trasmissione televisiva ventennale che è stata utilissima nella rivalutazione di generi e autori snobbati e liquidati precedentemente dalla critica di vecchia generazione) accusandolo di aver contribuito a diffondere il ‘brutto cinema italiano’ a scapito di quello di maggiore qualità. Pronta la replica di Giusti: «Ma cos’è allora il bello o il brutto? Il cinema è un’industria, e il ‘bello’ sono film utili». Qualcuno ha scritto: «Il glorioso cinema di genere italiano, rifulgente negli anni ’60 e ’70, quello che conta masse di appassionati in tutto il mondo, anche celebri (Quentin Tarantino su tutti e poi Christophe Gans, Eli Roth, Nicholas Winding Refn, ecc.), quello che ha saputo fare di necessità virtù, quello del «il cosmo è pronto, dotto’», quello dello Spaghetti Western, dello Spaghetti Thriller, del Poliziottesco, del Peplum, del Lacrima Movie, del Postatomico, quello che veniva dato per morto negli anni ’80 (salvo qualche lampo Horror firmato Lamberto Bava e Michele Soavi) può dirsi rinato? Il successo di “Lo chiamavano Jeeg Robot” ha fatto da apripista a una nuova stagione del cinema di genere? Ci sono gli sceneggiatori, gli attori e i registi in grado di farne di nuovo un cinema da esportazione? ». Insomma un bel calderone in cui il cinema, i generi, si mescolano e si contaminano, tutto questo è quello che Pedro Armocida e Boris Sollazzo si propongono di analizzare e mettere sotto la lente d’ingrandimento con il loro libro “Ieri, oggi e domani. Il cinema di genere in Italia”. Vengono esternate, ovviamente, alcune riflessioni importanti sulla distinzione tra cinema d'autore e cinema di genere e alcuni saggi si concentrano sulle contaminazioni tra il supposto ‘alto’ e il supposto ‘basso’. Trovano poi voce non solo le dichiarazioni dello Stefano Accorsi interprete di “Veloce come il vento”, di Matteo Rovere giustamente riportato come indicativo di questa rinascita, ma anche le testimonianze di produttori attenti come Francesca Cima e Nicola Giuliano della Indigo Film che tornano finalmente ad essere audaci senza paura di confrontarsi coi mercati esteri. Sicuramente possiamo concludere che i segnali che fuoriescono dal nuovo cinema italiano mostrino una tendenza alla sperimentazione dei generi cinematografici confrontandosi con nuove forme di narrazione e mantenendo sempre uno sguardo attento sul passato e su una certa tradizione che ha fatto grande il nostro cinema.

 

(Luigi Lozzi)                                               © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

IERI, OGGI E DOMANI – IL CINEMA DI GENERE IN ITALIA” a cura di Pedro Armocida e Boris Sollazzo (Marsilio Editori, Collana Saggi, 2019, 352 pagine, 28,00 €)

 

 

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