RAROVIDEO: UN’ATTITUDINE AL CULT CINEFILO

 

 C’è una nicchia del mercato (ascrivibile soprattutto al settore dei DVD) che da tempo è diventato luogo d’incontro di coloro che del Cinema hanno un’idea raffinata, trasgressiva, mai convenzionale, sempre sperimentale.

 

Di questa realtà il marchio RaroVideo (della Minerva Pictures) si fa antesignano nel panorama dell’home entertainment italiano. Nel suo prezioso catalogo è possibile trovare opere cinematografiche (le meno conosciute e/o le più introvabili) di artisti universali per la loro importanza a comporre ‘tout-court’ il pentagramma della Settima Arte, come Andy Warhol, Reiner Werner Fassbinder, William Burroughs, Derek Jarman, Akira Kurosawa, Jean Cocteau, Lydia Lunch, Nagisa Oshima, Paul Morrissey, Jean-Luc Godard e tanti altri; tutti autori dall'indubbia, originale, estetica. Questo per quanto riguarda gli stranieri. Ma l’etichetta creata nel 1999 da Stefano e Gianluca Curti, padre e figlio appassionati cinefili prima che titolari di un’azienda che deve produrre utili a fronte di costi, ha fornito uno straordinario contributo alla diffusione di una fetta di cinema nostrano troppo spesso ‘invisibile’ o negletto alle nostre latitudini. I ‘poliziotteschi’ di un magnifico artigiano e regista di culto come Fernando Di Leo, gli horror ‘fatti in casa’ di un altro autore cult, Mario Bava, il noir grottesco di Ciprì & Maresca, il Carmelo Bene dietro la macchina da presa. Oggi RaroVideo ha in carniere un catalogo assai consistente che Curti è riuscito negli ultimissimi anni ad esportare anche sul territorio americano. Diverse collane nell’ambito di un unico tetto editoriale: Visioni Undeground è indirizzata alle nuove generazioni, Minerva Classics invece è dedicata al cinema d'autore italiano (Visconti, Ferreri, Wertmuller, Pietrangeli), Cinema Segreto Italiano (in collaborazione con la rivista Nocturno) scandaglia i percorsi più inconsueti del cinema di genere, rivalutando decine di b-movie,  Eccentriche Visioni asseconda l’estro del suo curatore (e mentore della famiglia) Enrico Ghezzi. Poi, anche, si è iniziato a dare spazio ad opere underground tra pittura, fotografia ed arti visive di autori nostrani. Si tratta di film restaurati nel migliore dei modi (in pochi casi l’impresa è stata davvero ardua, ai limiti dell’impossibile, ma sempre comunque encomiabile), arricchiti da un corollario di contenuti extra dall’alto valore filologico, e da libretti (in italiano e inglese) che spesso assumono le dimensioni di veri e propri libri, autonomi nel loro valore didattico.

 

 

Ecco alcuni dei titoli che ci piace segnalare.
JUBILEE
(Jubilee, Gran Bretagna, 1978  103’)
Regia: Derek Jarman
Cast: Jenny Runacre, Richard O’Brien, David Haughton, Jordan, Adam Ant, Little Nell, Toya Willcox, Hermine Demoriane, Ian Charleson.
Video: 1,85:1  anamorfico
Audio: Italiano, Inglese  Dolby Digital 2.0  (224 kbps)
Riguardo a “JubileeDerek Jarman ebbe a dichiarare che si trattava di un documentario di fantasia realizzato in modo che finzione e parte documentaristica si confondessero. Permeato di istanze autobiografiche che segneranno le opere del regista inglese tra gli ’80 e i ’90, il film gioca le sue carte –racconta della regina Elisabetta I che nel 1578 chiede ad un alchimista di corte di trasportarla nel futuro e lei va a finire in una Londra contemporanea in preda all’anarchia e al caos, e tenuta sotto controllo da abili manager massmediologici – in un contesto urbano alienante, privo di qualsiasi orpello romantico, tra palazzoni abbandonati nei quali regna sovrano il dio televisore, angosciante nella sua (solo) apparente irrealtà. Si è trasformato così in un manifesto per la ‘blank generation’ dei giovani annoiati e privi di ideali, paragonabile per contenuti ad ”Arancia Meccanica” ma senza la forza coreografica e visiva del capolavoro kubrickiano. Versione restaurata digitalmente; tra gli extra il cortometraggio “The Art Of Mirrors” ed un’intervista a Giandomenico Curi.

 

SEBASTIANE(Sebastiane, Gran Bretagna, 1975  82’)
Regia: Derek Jarman
Cast: Leonardo Treviglio, Barney James, Neil Kennedy, Richard Warwick, Donald Dunham, Lindsay Kemp.
Video: 1.33:1
Audio: Latino  Dolby Digital 2.0 (224 kbps) Sottotitoli in Inglese e Italiano
Di Derek Jarman conosciamo l’orgogliosa forza con cui ha rivendicato il suo essere omosessuale ed il coraggio nel parlare pubblicamente della sua lotta contro l’AIDS che lo ha condotto alla morte nel 1994. Il suo cinema è stato realizzato all’insegna di un’estetica visionaria, eccessiva ed eccentrica che gli ha procurato la definizione (lui che aveva iniziato come scenografo) di ‘pittore della cinepresa’. "Sebastiane", scarno ed essenziale, interamente recitato in latino, è la sua prima grande opera, ed all’epoca della sua uscita suscitò molto interesse per il tono provocatorio. Il personaggio – il soldato romano di fede cristiana, condannato al martirio perché accusato di insubordinazione mentre in realtà non aveva voluto cedere alle attenzioni erotiche del suo comandante -, il santo che l’iconografia ufficiale ci ha tramandato trafitto dalle frecce, è la metafora dell’emarginazione culturale cui fu costretto Jarman. Restaurato digitalmente si avvale delle musiche di Brian Eno.

 

THE SUPER 8 PROGRAMME VOL. 1
(The Super 8 Programme Vol. 1, Gran Bretagna, 2003, 78’)
Regia: Derek Jarman
Video: 1.33:1
Audio: Italiano Dolby Digital 20 (192 kbps) / Inglese Dolby Digital 20 (192 kbps)
Uno tra gli autori più geniali apparsi sulla scena inglese negli ultimi decenni, morto di AIDS nel 1994, Derek Jarman, è famoso in campo cinematografico per alcuni film provocatori mentre lo è meno per l’impegno sperimentale nel campo delle arti visive con i numerosi lavori realizzati con il Super8 di non facilissima assimilazione. Jarman utilizzava la macchina da presa come una tavolozza di colori – si spiega così l’accentuazione del colore in alcuni clip – ed affermava: ‘L’immagine è una prigione dell’anima, la tua eredità, la tua educazione, i tuoi vizi e le aspirazioni, le tue qualità, il tuo universo psicologico’. In questo primo volume troviamo: “TG Psychic Rally in Heaven”, incentrato sulla musica elettronica dei Throbbing Gristle, “Pirate Tape” con un ritratto dello scrittore William S. Burroughs, e  “Glitterbug” che utilizza invece musiche di Brian Eno.
   
IL DEMONE IN PIENO GIORNO(Hakuchù no Tòrima, Giappone, 1966, 102’)
Regia: Nagisa Oshima
Cast: Kei Sato, Saeda Kawaguchi, Akiko Koyama, Rokko Toura.
Video: 2,35:1 anamorfico  B&N
Audio: Giapponese Dolby Digital 2.0  con sottotitoli  (224 kbps)
Il successo internazionale per Oshima arrivava solo nel 1975 (fino allora l’unico suo film conosciuto nel nostro paese era “La cerimonia” del 1971) con “L’impero dei sensi”, film scandalo, capolavoro del cinema erotico, coprodotto con la Francia e massacrato dalla censura. Ma il regista giapponese era attivo fin dal ‘59 con opere giudicate importanti in patria (“Racconto crudele della giovinezza”, “Il cimitero del sole”). Tra cui (è meritorio il recupero condotto da Raro Video) questa vicenda impregnata di amore e morte - in un piccolo villaggio una giovane contadina è oggetto del desiderio in un triangolo che vede come altri protagonisti un giovane innamorato ed un assassino ricercato dalla polizia e soprannominato ‘il demone in pieno giorno’ – dalla complessa struttura narrativa ma che in sintesi estrema rappresenta la metafora del difficile rapporto avuto in quegli anni dal regista con l’industria cinematografica. Il B&N dà rigore stilistico. Gli extra si compongono di due esplicative interviste a Bruno Di Marino ed al regista Amir Naderi.

 

LONESOME COWBOYS
(Lonesome Cowboys, Usa, 1968, 105’)
Regia: Andy Warhol
Cast: Viva, Taylor Mead, Louis Waldon, Joe Dallesandro, Fransic Francine, Tom Hompertz, Eric Emerson.
Video: 1,33:1  
Audio: Italiano, Inglese Dolby Digital 2.0 (192 kbps)
Il cinema di Andy Warhol, sapete, è agli antipodi delle forme più standardizzate dell’intrattenimento filmico; è anticinema per eccellenza, coacervo di fermenti underground, è cibo per gente curiosa di approdare a nuovi linguaggi espressivi e nuove forme di sperimentalismo. Gli altri se ne tengano alla larga. In questo caso, in pieno Sessantotto, l’artista pop per eccellenza si prende la briga di rovesciare gli stereotipi acclarati di un genere, il western, all’epoca in chiaro disarmo, e invece della virile dominante maschilista di quasi tutte le pellicole mette in primo piano le pulsioni omosessuali dei suoi protagonisti estremi che si porta dietro dalla metropoli in Arizona, luogo deputato per antonomasia alla bisogna. Lo spunto viene offerto dallo shakespeariano “Giulietta e Romeo” da adattare a versione western (con il titolo provvisorio di “Ramona and Julian”), secondo le intenzioni di Warhol (pseudonimo di Andrew Warhola) e della sua Factory newyorkese, capeggiata dal suo braccio destro Paul Morrissey. Gli extra aiutano a comprendere meglio.  

 

BLOOD FOR DRACULA(Blood For Dracula, Usa, 1974  103’)
Regia: Paul Morrissey
Cast: Joe Dallessandro, Udo Kier, Arno Juerging, Maxime McKendry, Milena Vukotic, Dominique Darel, Stefania Casini, Silvia Dionisio, Vittorio De Sica, Roman Polanski.
Video: 1.85:1  anamorfico
Audio: Inglese Dolby Digital 2.0 (224 kbps) Sottotitoli in Italiano
Dracula cerca sangue di vergine e... morì di sete” (titolo italiano con cui è meglio conosciuto “Blood for Dracula”) è il secondo originale frutto realizzato in Italia negli studi di Cinecittà da Paul Morrissey, l’allievo di Andy Warhol, e da una parte della celebre ‘Factory’ newyorkese, dopo “Il mostro è in tavola, barone... Frankenstein”. Un approccio inedito, dissacrante e (per certi versi) surreale – parzialmente in linea con la scuola wharoliana - ai due grandi miti dell’orrore costruiti dalla Universal negli anni ’30. Trash e bizzarro quanto basta per imporsi come opera di cult per gli appassionati, narra del conte Dracula che, soffrendo per la mancanza di sangue di vergine, decide di trasferirsi in Italia allettato dall’idea di trovarvi fanciulle caste e timorate di Dio. Ma a sconvolgere i suoi piani si intromette un domestico che deflorando le ragazze illibate gli sottrae la materia prima. Divertente cameo di Vittorio De Sica (al suo ultimo film). Polanski appare nei panni di un contadino.  

 

Qualche altra segnalazione in pillole:
Un magnifico cofanetto di Akira Kurosawa comprendente in doppio dvd più un libro i film “Shubun - Scandalo” (1950, RaroVideo) e “Hakuchi – L’idiota” (1951, RaroVideo), due film del maestro giapponese usciti prima e dopo di “Rashomon”; il primo prende di mira il mondo della stampa scandalistica, il secondo testimonia dell’infatuazione del regista per Dostoevskij. Sempre in ambito di cinema giapponese c’è “Utamaro o Meguru Gonin no Onna – Cinque donne attorno a Utamaro” (1946, RaroVideo), il primo film che è stato pubblicato in dvd in Italia di Kenji Mizoguchi che, con Kurosawa e Ozu, è il massimo esponente del cinema giapponese del dopoguerra. Tema centrale è il mondo femminile e la sua emancipazione nell’età classica del paese del Sol Levante attraverso la vicenda del pittore Utamaro. E ancora due film di Shinya Tsukamoto, uno dei più interessanti cineasti emersi nell’ultima generazione di autori provenienti dal Giappone e che si è fatto largo nella considerazione della critica con “Snake Of June” e in quella dei cinefili per “Tetsuo”. “Tokyo Fist” (1995, RaroVideo), calato in una realtà contemporanea affronta uno degli argomenti più delicati del cinema d’oggi, quello della mutazione psicologica dell’individuo sotto le pressioni di forze esterne. Attenzione! Tra gli extra c’è a sorpresa un raro cortometraggio di Stankey Kubrick, “Day Of the Fight” del 1949 (16’) dedicato al pugile Walter Cartier. “Bullet Ballet” (1998, RaroVideo), completamente autoprodotto dal regista è invece un film sperimentale, girato per strada con una camera nascosta a costituire una sorta di ‘punto zero’ per una nuova estetica cinematografica. “Prenom Carmen” (1983, RaroVideo), è il film-provocazione, eccentrico e dissonante, che Jean-Luc Godard presentò al Festival di Venezia del 1983 aggiudicandosi il Leone d’Oro. Pallido il riferimento alla “Carmen” di Bizet con Marushka Detmers che ‘studia’ da terrorista e chiede di poter utilizzare la casa al mare per girare un film allo zio (lo stesso Godard) autorecluso in una clinica. “The Driller Killer” (1979, RaroVideo) è il primo lungometraggio di Abel Ferrara, inquieto protagonista del cinema newyorkese tra violenza metropolitana e anelito ad interrogarsi sulla necessità di sublimarsi nel misticismo. Lo stile è volutamente grezzo ed è lo stesso regista a fungere da psicotico protagonista.

 

 

 

 

 

(Luigi Lozzi)                                                © RIPRODUZIONE RISERVATA