OLDBOY di Spike Lee in Blu-Ray

 

 

 
 
Il film firmato da Spike Lee non è altro che il remake dell'omonimo sorprendente film sudcoreano del 2003 diretto da Park Chan-wook e vincitore del Grand Prix al Festival di Cannes.

 

 

Già quel lavoro - acclamato dalla critica che lo ha etichettato come un capolavoro ed elevato al rango di ‘Cult’ dalle platee – si basava su una graphic novel nipponica di Garon Tsuchiya e Nobuaki Minegishi e andava a formare con “Mr. Vendetta” del 2002 e “Lady Vendetta” del 2005 dello stesso regista una trilogia cosiddetta ‘della Vendetta’. Ora prima di prendere in considerazione il remake di Lee sarà bene ancora una volta chiedersi se la pratica (annosa) dei remake cui gli americani si sono (e ci hanno) abituati (per impedire, dall’alto del loro controllo monopolistico, a film stranieri di imporsi sul mercato nordamericano ma anche cartina tornasole di una epidermica mancanza di idee) sia una strada sempre percorribile o se mostri il fianco a risultati quanto meno discutibili. Che poi – a mio modo di vedere - suona un po’ come fare la scoperta dell’acqua calda perché forse ci si dovrebbe indignare pure quando sul grande schermo vengono trasposti i romanzi, dei quali inevitabilmente se ne perde il valore guida più intrinseco. Poi possiamo affermare che Spike Lee, nonostante la sua stella si sia appannata nel tempo, rimane un autore importante e pur sempre uno dei riferimenti più autorevoli della cinematografia afroamericana, ma che anche questa non può essere garanzia di riuscita tout-court. In questo caso tutto aveva preso avvio anni fa quando venne commissionata a Mark Protosevich, sceneggiatore di “Io sono leggenda” e “The Cell - La cellula”, di predisporre uno script per una trasposizione in lingua inglese di “Oldboy”. Il regista rimane (quasi del tutto) fedele al film di riferimento riducendosi ad ambientare la vicenda in una non meglio identificata metropoli americana e a (re)introdurre un personaggio di contorno assente nel lavoro di Park Chan-wook ma presente nell’originario manga più altri nuovi, inventati di sana pianta. Il suo remake perde punti se confrontato con il film originale sudcoreano – in partenza è già perdente perché privo dell’effetto sorpresa - ma non sempre, ritengo, sia utile fare dei paragoni, e se si guarda all’“Oldboy” americano come a un’opera (comunque) autonoma se ne possono trovare dei pregi. Le stesse parole di Lee, riguardo all’idea che gli è balenata in mente intorno al remake, ci possono aiutare a darne una diversa interpretazione: «In effetti non ho mai pensato a un remake, ho pensato più ad una storia che può essere rappresentata in modi diversi. Park Chan-wook non c’è dubbio ha realizzato un grande film, ma prima ancor c’è stato il manga giapponese a fare da fonte d’ispirazione, e questo mio film ha voluto concedersi l'opportunità di dare una nuova interpretazione a quel materiale». Ecco, in genere non ci piace dare giudizi perentori, che non offrano il diritto di replica, e ci sentiamo ben predisposti a valutare con benevolenza qualsiasi tentativo di universalizzare il messaggio cinematografico. Certo è che “Oldboy” è un film dai toni ‘forti’ pure nella versione di Spike Lee che, in quanto a crudeltà delirante esibita sul grande schermo, non è da meno dei maestri d’Oriente, anche se (ovviamente) è priva di qualsiasi compiacimento gratuito; alcune scene sono decisamente disturbanti ma necessarie a mantenere viva la tensione narrativa. In fondo se qualche distinguo dobbiamo fare tra i due film possiamo affermare che Spike Lee privilegia l’aspetto barocco di cupo thriller del narrato (girato con mano autorevole ed elegante) rispetto ad una lettura più visionaria e criptica proposta da Park Chan-wook. Personalmente trovo intrigante la visione del film di Spike Lee. Per molti anni (quasi venti) tenuto prigioniero, punito per comportamenti poco limpidi e senza conoscere l’identità di chi lo ha rapito, un pubblicitario alcolizzato, Joe Doucett, una volta libero (inaspettatamente) si trasforma in una micidiale e vendicativa macchina di morte, dopo essere stato accusato ingiustamente del brutale omicidio della moglie… In tutto ciò Josh Brolin (per merito suo o per l’accorta guida di Spike, oppure per entrambe le cose) si ritaglia un personaggio che non facciamo fatica a definire come il migliore fino ad oggi impersonato, dotato di quel quantum ‘maudit’ nell’universo di cieca violenza in cui si cala che ce lo farà conservare a lungo nella memoria (di cinefili), ed è tutto il suo corpo d’attore che vibra all’unisono con il sentimento della vendetta. In una delle sequenze più complesse e memorabile del film il protagonista deve fronteggiare un numero considerevole di loschi individui pronti ad ucciderlo e Brolin ne esce davvero carismatico nella figura e ingigantito nei contorni filmici. Bellissima poi (e ‘naive’) la scena della liberazione di Joe: esce da una valigia di Louis Vuitton collocata nel bel mezzo di un prato verde.
Tecnicamente, il Blu-Ray uscito sul mercato, non suscita eccessivi motivi d’entusiasmo; risponde ad esigenze di pubblicazioni da catalogo senza proporsi di offrire un prodotto dai crismi collezionistici. Già sotto il profilo video le scelte della regia sono state multiformi e disomogenee, visto che Spike Lee ha alternativamente utilizzato il 35mm (Techniscope e Super 35), l’8mm, il 16mm e il Super 16 – quindi sia pellicola che digitale - per dare senso alle diverse fasi temporali della narrazione. Ragione per cui la visione del film si presta ad una serie di alternanze che possono (per alcuni) offrire il fianco a qualche critica. Ma ripetiamo, si tratta di una precisa scelta delle regia e quindi accettata senza batter ciglio. Poi alla resa dei conti si colgono pure rumori video, grana e qualche artefatto che qualche dubbio lo fanno venire anche ai più tolleranti tra i fruitori. Riluce su tutto la percezione del nitore e della limpidezza del girato su pellicola. La definizione, il dettaglio e il senso di profondità sono su buoni livelli, anche in frangenti e situazioni meno illuminate, e la palette cromatica ci riconsegna la cupezza dell’impianto narrativo. L’audio originale in inglese è presente in un DTS HD Master Audio a 5.1 canali più che soddisfacente, sebbene non lasci tracce esaltanti per gli esteti del suono, anche per la mancanza di scene di forte spessore action. Quella italiana è pulita e svolge adeguatamente il suo compito non lesinando dettagli sonori, dinamica e buona direzionalità del quadro sonoro. Extra davvero deludenti; sono presenti due brevi (anzi brevissime) featurette: “Trasformazione” sul lavoro svolto da Josh Brolin per adattarsi al personaggio e un Making Of assai pretestuoso prima ancora che poco significativo.

 

(Luigi Lozzi)                                                © RIPRODUZIONE RISERVATA


NOTE TECNICHE
Il Film

OLDBOY

(Oldboy)
Usa, 2013, 104’
Regia: Spike Lee
Cast: Josh Brolin, Elizabeth Olsen, Sharlto Copley, Samuel L. Jackson, James Michael Imperioli, Linda Emond, James Ransone, Hannah Simone, Grey Damon, Max Casella, Rami Malek.

Informazioni tecniche del Blu-Ray

Aspect Ratio: 2.40:1 1920x1080p/ AVC MPEG-4  
Audio: Inglese DTS-HD Master Audio 5.1
  Italiano, Francese, Tedesco, Spagnolo DTS Digital Surround 5.1
Distributore: Universal Pictures