3 SPIKE LEE JOINTS di Spike Lee in Blu-Ray

 

 

 

 

Koch Media ha raccolto nel cofanetto “3 Spike Lee Joints” tre film del regista afro-americano impostosi all’attenzione della critica nella seconda metà degli anni Ottanta. Si tratta di “Fa’ la cosa giusta – Do the Right Thing” del 1989, “Clockers” del 1995 ed uno dei più recenti tra i suoi film, “Il sangue di Cristo” del 2015.
 

 

 

 

 

Per i primi due film del box Koch Media si è avvalsa della licenza di Universal Pictures, che li ha pubblicati in tutto il mondo nella collana ‘Hollywood Classics International’, mentre per il terzo l’etichetta è detentrice in toto dei diritti. A partire da “Lola Darling – She’s Gotta Have It” del 1986, che lo ha messo in evidenza, Spike Lee ===Consulta la Filmografia=== si è imposto subito come una grande rivelazione e figura di primo piano del cinema americano di quel tempo e ancora oggi considerato uno dei registi di colore più importanti della storia del Cinema. Spike ha di fatto inventato una personalissima forma di commedia attraverso la quale non ha disdegnato di sottolineare i contenuti forti di temi sociali contemporanei, sovente facendo sfociare la satira in dramma. Il suo cinema, con grande lucidità, ha sviluppato un discorso omogeneo ed articolato, ed ha portato in primo piano personaggi che fino a quel momento, per questioni di razza, erano relegati giusto a brevi comparsate. Ed egli stesso comparendo nei suoi film ha rivestito il ruolo dell’osservatore critico, del provocatore, di colui che ha preso sempre posizione. Il regista, che è un autore assolutamente politicizzato e militante nel senso più puro del termine, si è fatto in quattro per fare in modo che la comunità afro-americano fosse unita, compatta, all’interno della società multirazziale contemporanea, che non scivolasse, tra incomprensioni, pregiudizi, scontri e razzismi, sulla buccia di banana della litigiosità individuale fine a se stessa che non faceva altro che disperdere energie positive piuttosto che costruire uno scopo comune. Non solo lotta di razza e di classe c’è nei suoi film, ma, attraverso le storie raccontate ci sono spunti esemplari comuni a tanto cinema ‘a stelle e strisce’ come amore, amicizia, sesso e sessismo, violenza, religione, sfruttamento, infanzia, emancipazione, solitudine metropolitana, intolleranza razziale, egoismi e solidarietà, elementi e materiali quasi sempre evidenziati con assoluti acume e finezza. L’universo al centro di quasi tutti i film di Spike Lee è quello delle comunità nere dei quartieri dove è cresciuto, Brooklyn e Harlem, sovente le sue storie hanno connotazioni personali che non ne inquinano il messaggio universale, come i fatti di intolleranza vissuti (“Do The Right Thing”), quel riferimento al padre musicista jazz (riportato in “Mo’ Better Blues”) ed al suo secondo matrimonio con una donna bianca (raccontato in “Jungle Fever”), gli avvenimenti storici che hanno segnato la sua infanzia (esposti in “Malcolm X”). Le immagini con cui Spike esprime il suo Cinema riescono ad essere misurate, sintetiche eppure capaci di diventare memorabili senza l’utilizzo di suggestioni gratuite o di toni introspettivi, e sono al servizio di una messa in scena dinamica ed incalzante, splendidamente accompagnate da musiche che spaziano tra rock, jazz, blues e rap, con un occhio di riguardo (privilegiato) per i grandi della musica nera (Ella Fitzgerald, Duke Ellington, Billie Holiday, John Coltrane, Louis Armstrong). Nell’86 il ‘piccolo’ e indipendente “Lola Darling – She’s Gotta Have It” è stato film personale e autentico, ricco di comunicativa in ambito afro-americano, con i suoi personaggi e il suo linguaggio immediato e privo di artificiosità si è da subito imposto come una risposta a tutto il cinema hollywoodiano, bianco, che aveva provato ad occuparsi, in maniera stereotipata, di neri. Era la storia di una ragazza di colore che, attraverso il sesso e senza sensi di colpa, teneva sotto controllo tre uomini assai diversi tra di loro. Lee, in buona sostanza, si rifaceva al cinema di John Cassavetes ed anche del primo Woody Allen. Spike Lee si prende gioco dei luoghi comuni e con grande naturalezza tocca temi cruciali della cultura del suo popolo e di quelli con cui interagiscono entrando in rotta di collisione. Con “Fa’ la cosa giusta – Do The Right Thing” del 1989, e con il successivo “Jungle Fever” (1991), lo sguardo del regista si posa con sempre maggiore incisività ed analisi sulla comunità nera, su quella contigua italo-americana, con cui spesso interagisce su un piano di contrapposizione e di scontro, e su quel sottobosco di minoranze multirazziali (portoricani, coreani e quant’altro) dove (tutte) popolano le grandi metropoli americane, e New York in primis, definito ‘melting pot’. Il Regista muove i suoi personaggi in un gioco a incastri di piccoli eventi e di piccoli, sempiterni, litigi senza importanza. L’ambientazione di “Fa’ la cosa giusta” è ‘povera’ ma ‘normalizzata’, e a Lee preme mostrare che quella normalità è costantemente percorsa da perenni ed abitudinari litigi, da una tensione che in un attimo potrebbe deflagrare in violenza: si litiga tutti contro tutti – sono in pochi a cercare il dialogo – e, senza distinzione di razze d’appartenenza, è proprio una guerra tra poveri. Fino a quando non si muore in modo assurdo per mano della polizia. Lee si è ispirato a un episodio tristemente famoso della storia della città di New York, la tragedia di Howard Brach, avvenuta nel dicembre 1986, quando un nero è stato attaccato e ucciso da una banda di adolescenti. Il film, pervaso di umorismo nero, si chiude su due scritte evocative: la prima di Martin Luther King contro ogni forma di violenza, l’altra riporta il pensiero di Malcolm X sulla violenza come ‘legittima difesa’. Spike Lee è autore che ha mostrato di credere nella possibilità di cambiare l’esistente e di credere nel Cinema quale mezzo per il cambiamento. E se alcuni lavori (come “Mo’ Better Blues” e “Jungle Fever”) sembrano voler compiacere un pubblico di colore, cantando le lodi della cultura borghese ‘black’, “Clockers”, presentato in anteprima al Festival di Venezia del 1995, si intestardisce a battere la via della denuncia a tutti i costi. “Clockers”, prodotto da Martin Scorsese (che inizialmente avrebbe dovuto dirigerlo – e Robert De Niro interpretarlo - ma gli impegni con la realizzazione di “Casinò” glielo impedirono), costituisce nella sua sostanza un duro atto d’accusa contro le droghe e contro l’uso delle armi, il titolo infatti fa riferimento a quei mercanti di droga che lavorano ‘around the clock’, ventiquattr’ore al giorno, e ci conduce, con una fotografia smagliante, opera di Malik Hassan Sayed, in una zona di Brooklyn interamente abitata da gente di colore. Il film – secondo le parole di Spike - «è rivolto agli abitanti del ghetto di New York. Ho voluto tirar fuori le loro contraddizioni per far capire che nascere neri e poveri non significa necessariamente nascere gangster, spacciatori, drogati, ballerini o rapper, ma che si può perfino studiare, avere un lavoro, metter su famiglia». Si racconta di un boss locale che viene ucciso per strada, all’uscita del suo negozio, e ad autoaccusarsi è un brav’uomo di nome Victor. Il poliziotto che viene incaricato delle indagini (Harvey Keitel) non crede assolutamente alla versione fornita dall’uomo e ritiene invece piuttosto equivoci i comportamenti del fratello di costui, Strike… Nelle sale “Clockers” è stato un flop ma, a quasi venticinque anni di distanza dalla sua uscita, meriterebbe forse una prova d’appello nel contesto della visione domestica per una serie di elementi caratterizzanti come la regia virtuosistica, sperimentale e sofisticata di Lee, l’ambientazione da ghetto metropolitano, la magnifica fotografia, le musiche incalzanti di Terence Blanchard ed i brani rap della colonna sonora, gli interpreti (oltre a Keitel ci sono John Turturro, Mekhi Phifer e Delroy Lindo). Con “Il Sangue di Cristo” Spike Lee ha deciso di firmare il primo horror della sua carriera, rifacendo un oscuro film horror (sperimentale diretto da Bill Gunn) della blackexploitation datato 1973, “Ganja & Hess”. Negli ultimi anni i lavori del regista non hanno ottenuto grande rilievo sul grande schermo per cui spesso sono stati ignorati e “Il Sangue di Cristo” è stato pubblicato direttamente in Home Video. Lee mantiene inalterate le coordinate che prevedono il mondo diviso su due schieramenti: da una parte le persone normali e dall’altra i cosiddetti vampiri che si nutrono di sangue. Hess Greene (Stephen Tyrone Williams), ricco collezionista di manufatti africani, viene ferito con un antico pugnale Ashanti. Al risveglio, prova un’irrefrenabile sete di sangue: troverà in Ganja (Zaraah Abrahams) una compagna degna di dividere una vita, forse, eterna… Spike, per la sua regia, utilizza un realismo molto spinto portandoci a volte in una dimensione quasi onirica; in un racconto ipnotico e nevrotico, quasi surreale, notturno, pieno di chiaroscuri. Spike Lee (vero nome Shelton Jackson Lee) è nato il 20 marzo del 1957 ad Atlanta, in Georgia; il padre Bill Lee è stato un musicista jazz e si è occupato di scrivere molte delle colonne sonore dei film del figlio. Da ragazzo Spike, dopo che il padre ha sposato in seconde nozze una donna bianca, si trasferisce con la madre e la nonna in un quartiere di Brooklyn dove frequenta la prestigiosa scuola del St. Ann College. Lee torna in Georgia dove segue i corsi ‘all Black’ al Morehouse College e si laurea nel 1978 in Comunicazione di Massa. Rientrato a Brokklyn si iscrive alla scuola di Cinematografia dell’università di New Yorke qui inizia ad intrecciare rapporti con quelli che diventeranno i suoi principali collaboratori. Nel 1986, dopo tante esperienze ‘off’ e difficoltà, riesce a realizzare il suo primo film professionale, “She’s Gotta Have It - Lola Darling”, totalmente autoprodotto con 175 mila dollari, vincendo il Prix de Jeunesse al Festival di Cannes. È l’inizio del suo successo. Fonda una sua casa di produzione, la Forty Acres and a Mule, e nel 1988 scrive, dirige e interpreta “School Daze”, un musical che si trasforma in un grande successo commerciale, ignorato però dalla critica. Nel 1989 è la volta di “Fa la cosa giusta” grazie al quale riceve una ‘Nomination’ all’Oscar per la Migliore Sceneggiatura Originale, ma anche i premi per il Miglior Film e la Migliore Regia assegnati dall’associazione dei critici cinematografici di Los Angeles. Nel 1990 dirige “Mo’ Better Blues” e nel 1991 “Jungle Fever”, da lui anche prodotto e presentato a Cannes. Da questo momento la carriera di Spike Lee spicca con decisione il volo. Nel 1992 realizza quello che è il suo film più ambizioso, “Malcolm X”, della durata di 3 ore e 21 minuti, interpretato da Denzel Washington, e a seguire tanti altre opere importanti. Di sicuro, e facendo una sintesi d’essenzialità, possiamo affermare che , “She’s Gotta Have It - Lola Darling” (1986), “Fa la cosa giusta” (1989) e l’appassionato “Malcolm X” (1992), assieme a opere successive come “La 25ª ora” (2002) e “Inside Man” (2006), sono capolavori indiscussi, grazie ai quali, e grazie agli altri numerosi della sua filmografia, Spike Lee ha condotto in porto una rivoluzione nell’ambito del cinema ‘black’ e il merito di aver portato alla ribalta i problemi della gente di colore con risultati sorprendenti.
TECNICA
Il titolo del cofanetto prende spunto dai titoli di testa di tutti i film di Spike Lee, là dove appare la scritta «a Spike Lee joint»; non importa che siano documentari per il grande o per il piccolo schermo, videoclip musicali, segmenti in film collettivi, episodi di serie televisive. Nel dettaglio dei film inclusi nel box, mentre l’edizione Blu-Ray di “Fa' la cosa giusta” è inedita per il nostro paese, gli altri due film presenti hanno già avuto una uscita in Alta Definizione per il mercato dell’Home Entertainment: “Clockers” sotto l’egida della Universal Pictures, che è da tempo fuori catalogo, e “Il Sangue di Cristo” da parte della Koch Media nella prestigiosa collana Midnight Factory, specializzata nella pubblicazione delle migliori produzioni Horror contemporanee.

 

(Luigi Lozzi)                                      © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

 

Galleria immagini


(immagini per cortese concessione della Universal Pictures/Koch Media)

 

 

 

 

 

 

3 SPIKE LEE JOINTS

 

NOTE TECNICHE
Il Film

FA’ LA COSA GIUSTA 

(Do The Right Thing)
Usa, 1989, 119’
Regia: Spike Lee
Cast: Danny Aiello, Ruby Dee, Ossie Davis, Spike Lee, Giancarlo Esposito, John Turturro, Richard Edson, Bill Nunn, John Savage, Joie Lee, Rosie Perez, Samuel L. Jackson, Martin Lawrence, Paul Benjamin, Frankie Faison, Robin Harris, Miguel Sandoval, Steve White, Roger Guenveur Smith, Leonard Thomas, Nelson Vasquez, Ricky Aiello, Steve Park, Christa Rivers, Frank Vincent, Luis Ramos, Richard Habersham, Gwen McGee, Ginny Yang, Shawm Elliott, Diva Osorio, Chris Delaney, Angel Ramirez, Sixto Ramos, Travell Lee Toulson, Joel Nagle, David E. Weinberg.

Informazioni tecniche del Blu-Ray

Aspect ratio: 1.85:1 1920x1080p/AVC MPEG-4

Audio: Inglese DTS-HD Master Audio 5.1 / Italiano DTS-HD Master Audio 2.0
Distributore: Universal (Hollywood Classics International) / Koch Media

 

 

 

 

 

 

 

NOTE TECNICHE

Il Film

CLOCKERS 

(Clockers)
Usa, 1995, 128’
Regia: Spike Lee
Cast: Harvey Keitel, John Turturro, Mekhi Phifer, Isaiah Washington, Keith David, James Michael Imperioli, Delroy Lindo.

Informazioni tecniche del Blu-Ray

Aspect ratio: 1.85:1 1920x1080p/AVC MPEG-4

Audio: Inglese DTS-HD Master Audio 5.1 / Italiano DTS-HD Master Audio 2.0
Distributore: Universal (Hollywood Classics International) / Koch Media

 

 

 

 

 

 

 

NOTE TECNICHE
Il Film

IL SANGUE DI CRISTO

(Da Sweet Blood Of Jesus)
Usa, 2015, 123’
Regia: Spike Lee
Cast: Stephen Tyrone Williams, Sarah Bramms, Rami Malek, Elvis Nolasco, Thomas Jefferson Byrd, Joie Lee, Felicia Pearson, Jeni Perillo, Katherine Borowitz, Donna Dixon, Chiz Schultz, Lauren Macklin, Steven Hauck, Stephen Henderson, Rafael Osorio, Cinqué Lee.

Informazioni tecniche del Blu-Ray

Aspect ratio: 2.35:1 1920x1080p/AVC MPEG-4

Audio: Italiano, Inglese DTS-HD Master Audio 5.1
Distributore: Midnight Factory/Koch Media