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IL VENDITORE DI MEDICINE di Antonio Morabito in DVD

 

 

 

Il Cinema d’impegno civile che negli anni Sessanta e Settanta infiammava gli animi e le cineprese dei vari Francesco Rosi, Elio Petri, Giuliano Montaldo, Damiano Damiani, oggi si esprime attraverso le inchieste di denuncia del malaffare da parte d’un manipolo di documentaristi e giornalisti televisivi d’assalto (la Milena Gabanelli di “Report” ne è alla testa).


Ed anche da parte di quegli stessi documentaristi che, dopo essersi fatti le ossa, sono passati a dirigere lungometraggi come è accaduto ad Antonio Morabito nel suo film “Il venditore di medicine”, una chiara opera di denuncia. Film che racconta, attraverso la personale e autodistruttiva “discesa all’inferno” di un informatore medico scientifico, fatti di cronaca che sono sotto gli occhi di tutti e rappresentano un danno ingente alla Sanità per l’intera comunità perché a farne le spese sono soprattutto quelli ancora fiduciosi nel ‘sistema sanitario’. Si, perché la pratica di incentivare i medici a prescrivere determinati farmaci per i propri pazienti invece di altri, magari facendo ricorso a regali (viaggi esotici per convention inesistenti, computer, favori, cene e quant’altro), è un vero e proprio fenomeno dilagante di concussione in Italia; e non solo nel nostro paese. I venditori di medicine, sì proprio quei rappresentanti in giacca e cravatta che mentre siamo in fila per una visita dal nostro dottore ci passano avanti con quei borsoni di pelle pieni di scatole di medicinali e forse d’altro, cercano di piazzare i prodotti della propria azienda farmaceutica. Ma questi personaggi – il film ce lo mostra – solitamente non sono ‘carnefici’, ma essi stessi vittime di un sistema malato e consolidato che solo da qualche tempo è cominciato ad affiorare in superficie, proprio grazie a qualche incisiva inchiesta giornalistica. Il narrato filmico si snoda come fosse un thriller psicologico ad alta tensione intorno alla figura del quarantenne Bruno, interpretato da un bravissimo Claudio Santamaria, che lavora per un’azienda farmaceutica, la Zafer (un nome di fantasia), in grossa crisi economica così come l’intero settore, per cui gli vien chiesto (a lui come ad altri colleghi) dal suo diretto superiore (una spietata e convincente Isabella Ferrari), a sua volta vittima di quadri più in alto di lei, di intensificare la strategie di marketing presso i medici di base e presso qualche ‘squalo’ grosso che garantirebbe grossi introiti, cercando di ottimizzare le regalie all’effettivo ‘ritorno’ economico che ne può derivare, per fare in modo che l’azienda possa tornare ai fasti di un tempo. La prospettiva più che eventuale di venir ‘tagliati’ a causa della crisi mette Bruno sotto pressione, gli mette ansia (e lui si imbottisce di tranquillanti), lo frustra e lo spinge sull’orlo di una crisi esistenziale che coinvolgerà (lo vedremo durante la visione) anche la giovane moglie desiderosa di diventare madre mentre lui, per via dell’incipiente precarietà lavorativa, vorrebbe rimandare la gravidanza. Il progredire della tensione narrativa con il precipitare degli eventi (qualche nuovo medico che non si rende compiacente, anzi denuncia il fatto, qualche primario di spicco che prima si oppone ma poi diventa ricattabile per l’emergere di alcuni precedenti, i problemi di salute della moglie dei quali il protagonista è responsabile) spingono l’uomo in una spirale claustrofobica di disperazione autodistruttiva dalla quale forse non si riprenderà più. Il finale del film non è di sicuro consolatorio. Il regista Antonio Morabito (autore di corti e documentari al secondo lungometraggio) avrebbe potuto tranquillamente affrontare la materia in un’inchiesta dal piglio giornalistico invece ha voluto privilegiare la fiction ‘da thriller’, ha scritto la sceneggiatura del film assieme a Michele Pellegrini e Amedeo Pagani e ci serve questa ‘scomoda verità’; una storia di fiction è vero, ma agganciata alla realtà (come aiutano a comprendere pure i filmati iniziali ripresi dai telegiornali), ed anche profondamente legata alla quotidianità di tante persone prossime a perdere il lavoro e che non esitano a ricorrere a qualsiasi mezzo pur di rimanere a galla. A pensarci bene, se si sostituisce l’ambiente para-farmaceutico del film con (quasi) qualsiasi altro apparato lavorativo precario, ci si accorge di come gli aspetti di ‘disperazione’ abbiano un comune denominatore. Claudio Santamaria è bravissimo nel disegnare la paura e lo smarrimento del suo personaggio, disposto a tutto pur di restare abbarbicato al suo lavoro. Troviamo anche il giornalista Marco Travaglio nei panni dell’oncologo professor Malinverni e il critico cinematografico Roberto Silvestri in quelli di un giudice mentre lo stesso Antonio Morabito compare in un cameo nel ruolo di un dirigente. Gli Extra prevedono Scene tagliate, Il cast e il venditore, Intervista ad Amedeo Pagani (produttore), Intervista ad Antonio Morabito (Regista), Red carpet, Trailer italiano, Trailer italiano con sottotitoli in inglese, Galleria fotografica.

 

 


(Luigi Lozzi)                                                © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Galleria immagini


(immagini per cortese concessione di Istituto Luce/CG Home Entertainment)


NOTE TECNICHE
Il Film

IL VENDITORE DI MEDICINE
(Il venditore di medicine)
Italia, 2014, 103’
Regia: Antonio Morabito
Cast: Claudio Santamaria, Isabella Ferrari, Evita Ciri, Marco Travaglio, Roberto De Francesco, Ignazio Oliva, Giorgio Gobbi, Vincenzo Tanassi, Leonardo Nigro, Ippolito Chiarella, Alessia Barela, Paolo De Vita, Pierpaolo Lovino, Tony Campanozzi.
Informazioni tecniche del DVD

Video: 1.85:1 anamorfico
Audio: Italiano Dolby Digital 5.1
Distributore: Istituto Luce/CG Entertainment

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