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GODZILLA-KONG – IL NUOVO IMPERO di Adam Wingard in Blu-Ray

 
 
 
 
 
Il quinto capitolo della saga ‘reboot’ del MonsterVerse, “Godzilla e Kong – Il nuovo impero” diretto da Adam Wingard, dedicata a Godzilla e King Kong, due dei mostri più cari all’immaginario cinematografico degli appassionati di Monster Movie, prodotta dalla Legendary Entertainment, è ora disponibile in Home Video in una pregevole, spettacolare e pirotecnica edizione Blu-Ray grazie a Warner Bros. Entertainment.

La nascita del Re dei Mostri, Godzilla, risale al 1954 e si deve alla Toho, la mitica casa di produzione cinematografica giapponese che prima ci ha regalato capolavori quali “I Sette Samurai” (dello stesso 1954) ed altri di Akira Kurosawa, poi la serie televisiva di culto “Megaloman” (1979), quindi, a partire dalla fine dei ’70, quelli di Hayao Miyazaki come “Lupin III – Il Castello di Gagliostro” (1979), “Il mio Vicino Totoro” (1988), “Princess Mononoke” (1997), “La città incantata” (2001), “Il Castello Errante di Howl” (2004), tanto per citarne alcuni, che hanno dato vita ad un fenomeno straordinario di cinema d’animazione apprezzato in tutto il mondo. Tomoyuki Tanaka, produttore della Toho, stava sorvolando in aereo sul Pacifico l’Atollo di Bikini, il luogo dove gli americani avevano effettuato una serie di test nucleari per mettere a punto la bomba atomica. Fu lì che decise di realizzare un film su un mostro gigantesco e distruttore, generato proprio dall’uso sconsiderato del potere nucleare al tempo in cui la ferita inferta al Giappone dalla bomba atomica è ancora aperta e sanguinante. In realtà Tanaka era rimasto assai colpito da “Il Risveglio del Dinosauro” (1953), di Eugène Lourié ed ispirato da un romanzo di Ray Bradbury, film che poteva contare sugli effetti speciali del maestro dell’animazione Ray Harryhausen, in cui un rettile preistorico sepolto sotto i ghiacci del Polo Nord viene risvegliato proprio dall’esplosione di un ordigno atomico. Il “Godzilla” del ’54 è stato un film seminale, perché quel film (“Gojira” in giapponese) con la regia di Ishirô Honda è stato metafora e cartina tornasole del terrore post-atomico del popolo giapponese configuratosi negli anni successivi alle ben note e tragiche vicende delle bombe sganciate nei cieli di Hiroshima e Nagasaki al culmine della II^ Guerra Mondiale. Sono passati 70 anni dal primo “Godzilla”, ma i film a lui dedicati continuano ad essere ciclicamente prodotti (ed oggi attualizzati nel MonsterVerse inaugurato dalla Warner Bros. una decina di anni fa). In breve tempo Godzilla – che ha inaugurato il genere Kaijū Eiga – è divenuto uno dei mostri più noti ed amati dagli appassionati di fantascienza. Sullo schermo, infatti, si sono succeduti numerosi Godzilla ‘cult’, prima grazie al cinema giapponese che lo ha eletto a figura simbolo dell’immaginario antinucleare del popolo nipponico, poi per l’interessamento della ‘macchina’ hollywoodiana che lo ha imposto negli ultimi decenni in tutto il mondo, a partire dal “Godzilla” firmato nel 1998 da Roy Emmerich, regista anche de “L’alba del giorno dopo” e “2012”, un ‘disaster movie’ (con una verniciata di “Jurassic Park”) completamente disarticolato – se non per il titolo – dalla tradizione ‘kaiju eiga’ (film di mostri giapponesi) avviata nel 1954 nella terra del Sol Levante dalla Toho con il primo seminale “Godzilla”. Il lucertolone nato dalle radiazioni atomiche creato dalla fantasia degli uomini della Toho ha stazionato sul grande schermo innumerevoli volte (una trentina di film in tutto), in qualche caso come nemico terribile dell’umanità, altre volte – le più numerose – ad ergersi (inconsapevole alleato) suo difensore dall’attacco minaccioso di creature extraterrestri, sempre e comunque quale icona della cultura popolare moderna e dell’immaginario cinematografico. Nell’impianto narrativo dell’originale la gigantesca creatura si era generata a causa delle radiazioni nucleari ed ha incarnato per il popolo nipponico quelle paure che in Occidente hanno assunto la forma inquietante della Guerra Fredda. King Kong, apparso per la prima volta nel 1933, nel film di Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack, ha 91 anni, e nonostante la presenza più limitata nel cinema, non è solo uno dei mostri più celebri della storia, ma la sua iconografia ha ancora un impatto notevole. Nel 2014 poi, Godzilla, al compimento dei 60 anni è stato oggetto di un reboot concepito negli Usa e diretto da Gareth Edwards. Al di là di questo un altro importante elemento intervenuto a giustificare la realizzazione del film è senza dubbio costituito dei tragici avvenimenti di Fukushima del 2011 che una volta di più hanno ridestato antiche paure mai del tutto sopite. Il blockbuster del 2014 che rilanciava quello che è considerato il ‘Re dei Mostri’ giungeva a sedici anni di distanza dal film ‘a stelle e strisce’ di Emmerich ed ha rappresentato un intelligente omaggio, ed una celebrazione del primo Godzilla nipponico. Il film ha costituito il primo capitolo del MonsterVerse, universo cinematografico e franchise crossover mixato con un altro solido mito qual è quello di King Kong che ha dato vita ai film “Skull Island” (2017) diretto da Jordan Vogt-Roberts, “Godzilla II – King of the Monsters” (2019) ===Leggi la Recensione===, di Michael Dougherty, e “Godzilla vs. Kong” (2021) di Adam Wingard. “Godzilla: King of the Monsters”, sequel del fortunato reboot firmato da Gareth Edwards nel 2014, veniva a suo tempo annunciato e proposto come un evento sensazionale e tappa di avvicinamento all’attesissimo scontro tra il lucertolone e King Kong (“Godzilla vs. Kong”), idealmente concepito per chiudere una trilogia del MonsterVerse, l’universo espanso dei mostri concepito dalla Warner Bros, ma che invece è andato avanti per altri due film e probabilmente non si arresterà nemmeno adesso. Il tutto ad evidenziare in modo inconfutabile l’obbiettivo dichiarato dei realizzatori, ovvero quello di elevare esponenzialmente il livello di spettacolarità, e mettere in scena la vittoria del gigantismo per rendere ancor più trepidante l’attesa di un capitolo conclusivo. Quindi più mostri, dalle dimensioni e dalla ferocia decisamente aumentate, nell’esagerato duello tra titanici mostri ‘supersize’, questo il leit-motif di ognuno dei film che hanno popolato la serie; però i mostri incombono e l’umanità è sull’orlo della fine, il montaggio è volutamente convulso è funzionale ad una messa in scena tra ‘vedo’ e ‘non vedo’ che ben poco restituisce allo spettatore in quanto ad epica. “Godzilla e Kong – Il nuovo impero”, diretto ancora una volta da Adam Wingard, è quindi il sequel di “Godzilla vs. Kong” e il quinto capitolo del MonsterVerse, nonché trentottesimo film su Godzilla e tredicesimo su King Kong. Sinossi (Warner Bros.): L’epica battaglia continua! Il Monsterverse cinematografico di Legendary Pictures dà seguito allo scontro esplosivo di “Godzilla vs. Kong” con una nuovissima avventura che vede l’onnipotente Kong e il temibile Godzilla combattere fianco a fianco contro una colossale minaccia sconosciuta che si cela nel nostro mondo, mettendo a dura prova la loro stessa esistenza… e la nostra. “Godzilla e Kong – Il nuovo Impero” approfondisce ulteriormente le storie e le origini di questi due Titani, nonché i misteri di Skull Island, tra gli altri, svelando la mitica battaglia che ha contribuito a forgiare questi esseri straordinari e li ha legati per sempre all’umanità. Dopo la scoperta della Terra Cava, il mondo non è più lo stesso. Kong ne abita le profondità e cerca altri della sua specie, mentre Godzilla nuota nei mari di superficie sfidando e tenendo a bada gli altri titani in giro per il mondo, per esempio a Roma. La Terra Cava nasconde una minaccia capace di mettere in pericolo entrambi i mondi. A captarla è Jia (Kaylee Hottle), la ragazzina che nel film precedente aveva sviluppato una forte connessione con Kong, in quanto ultima sopravvissuta della tribù Iwi che viveva in armonia con la gigantesca scimmia su Skull Island. La madre adottiva di Jia, la dottoressa Ilene Andrews (Rebecca Hall) organizza così una spedizione nella Terra Cava, coinvolgendo il podcaster cospirazionista Bernie (Brian Tyree Henry) e il veterinario Trapper (Dan Stevens), ‘new-entry’ del cast. Qui però titanici mostri scorrazzano ovunque, persino le piante sono pericolose e soprattutto qualcosa sembra si stia risvegliando nelle profondità. Una profezia rivelerà che questi eventi sono legati tanto a Godzilla, che infatti inizia a dare la caccia a quanti più nemici possibili per assumerne il potere fino, quanto a Kong e a Jia. È chiaro fin dall’incipit che “Godzilla e Kong – Il nuovo impero”, come il precedente di Wingard, sia un film di puro intrattenimento, che nasce da un’esigenza precisa da soddisfare: far passare al pubblico un paio d’ore guardando mostri (qui chiamati titani) che si picchiano sullo schermo, mentre distruggono qualunque cosa si ponga sul loro cammino. Dunque, è relativamente accettabile che sia un film narrativamente goffo e sciocco, considerando che la sua trama ha la funzione semplice di fornire un pretesto. Alla fine il frastuono (visivo e sonoro) è tanto, e tale da superare ogni limite di guardia; la visione del film, pur nella sua spettacolarità, si trasforma quasi in un giro sulle montagne russe, la ripetitività e l’ovvietà dominano sovrani e anestetizzato buona parte del film, che poi (per la fortuna degli spettatori più motivati) si ridesta offrendo un finale fracassone di indicibili proporzioni. I kaiju si sfidano infatti nella Terra Cava e in superficie, a volte ancorati al suolo e a volte fluttuando a gravità zero. La loro inumana battaglia si consuma persino sull’intero pianeta: si attraversa la Terra Cava, passando dalle Piramidi d’Egitto fino alle spiagge del Brasile – ma il miglior utilizzo di un monumento se lo aggiudica il Colosseo, scambiato da Godzilla per una comoda cuccetta dove arrotolarsi a riposare beatamente. Insomma, che le produzioni Usa del MonsterVerse prendessero a lungo andare questa deriva infantile era probabilmente inevitabile. In effetti colpisce come nello sviluppo di questo franchise cinematografico, si sia assistito progressivamente a un abbassamento delle ambizioni dei realizzatori. Nel reboot del 2014 Gareth Edwards ===Leggi la Recensione=== aveva provato, facendo leva su una certa impostazione avventurosa, a realizzare un’opera che potesse riallacciarsi alla tradizione dei film di kaijū e adattarsi a un contesto occidentale, concentrandosi molto sull’elemento umano, ma di fatto, però, togliendo spazio a Godzilla. Procedendo in avanti nei film successivi la presenza umana è venuta via via a mancare nella narrazione filmica. È questa la lezione che il cinema ‘a stelle e strisce’ non riesce ad assimilare da quello giapponese: abbandonare l’individualismo, che porta a concentrarsi sulle vicende familiari di una manciata di personaggi più o meno stereotipati, e iniziare raccontare storie di mostri, che vanno a riflettersi sulle esperienze umane collettive. Nei film successivi, le trame che coinvolgono le persone si sono impoverite sempre di più, hanno perso consistenza, sono diventate più banali e pretestuose. Sotto il profilo prettamente spettacolare Adam Wingard si conferma regista abile a mettere in scena un’azione fluida e ricca di elementi in movimento. Dopo l’esperienza del film precedente alza l’asticella aumentando i contendenti e da uno scontro a tre si passa a una battaglia tra più di cinque kaiju. Da una parte del ring si trovano Godzilla, Kong, un piccolo Kong e il redivivo mostro che preferiamo non indicare per lasciare allo spettatore tutto il pacere della scoperta. Dall’altra c’è lo Scar King che è una sorta di anti-Kong; un gigantesco rettile coperto di cristalli e dal soffio congelante, che è una sorta di anti-Godzilla, e in più i numerosi seguaci dello Scar King. Il regista Adam Wingard, in un’intervista, ha affrontato il tema del più grande cambiamento visivo di Godzilla nei suoi 70 anni di storia cinematografica: “È interessante, perché nell’ultimo film, Godzilla vs. Kong, era davvero importante per me mantenere Godzilla coerente rispetto a King of Monsters, in modo che ci fosse una continuità in termini di azione: ogni volta che c’è uno scontro tra lui e Kong, volevo che sembrassero i classici mostri che il pubblico ha imparato a conoscere”, ha spiegato Wingard. Sotto il profilo degli effetti speciali “Godzilla e Kong – Il nuovo impero” è un film che dispensa effetti in CGI in quantità industriali, che mette al centro uno scontro che avviene all’interno della Terra Cava, in un luogo che appare privo di forma e dimensione, persino in assenza di gravità, e che ricorda tantissimo il gran fracasso delle scene d’azione finali dei film Marvel meno riusciti, o anche le sequenze più astratte dei Transformers di Michael Bay. Va molto meglio quando gli scontri si svolgono sulla terra, soprattutto in contesti urbani, ma anche in questo l’intensità è penalizzata da inquadrature spesso strette e tagli repentini, a rendere il ritmo più forsennato con un maggior dinamismo.
TECNICA
L’edizione Blu-Ray, così come quella Steelbook, di “Godzilla e Kong – Il nuovo Impero” è un prodotto imperdibile per i collezionisti e gli appassionati del franchise del MonsterVerse. Realizzata da Warner e distribuita da Warner Bros. Entertainment Italia, la qualità dell’immagine è straordinaria, con una risoluzione che mette in risalto ogni dettaglio delle creature e dei paesaggi devastati dalle loro battaglie. I colori sono vibranti, i contrasti netti e il livello di dettaglio è incredibile, soprattutto nelle scene notturne e nelle sequenze più concitate. Il comparto video vive soprattutto (e quasi esclusivamente) di CGI, effetti digitali e colori esplosivi ad alto contrasto, quindi un processo non semplice da rendere e con basso tasso di naturalezza. Il video del blu-ray se la cava egregiamente, ed ottima risulta essere la parte cromatica: ottimo, qualche fisiologica piccola sbavatura emerge comunque ma non inficia affatto la gradevolezza della visione complessiva, soprattutto nelle frenetiche scene di combattimento, con qualche cenno di banding e di posterizzazione. Per il resto il dettaglio è eccellente, la resa visiva efficace e suggestiva, e anche il croma è intenso, con colori vivaci e neri profondi.  In un film come questo, per quanto il video e gli effetti speciali siano affascinanti, il reparto audio è quello più significativo, soprattutto in relazione ad una fruizione domestica. Con due giganti ‘oversize’ a darle di santa ragione ad altri mostri sovradimensionati, soprattutto il Dolby Atmos inglese (che del resto nelle scene di lotta, senza dialoghi, vi consigliamo di privilegiare), se non adeguatamente controllato, si esalta. Mentre nel DTS HD 5.1 italiano resta un gradino sotto ma è pienamente godibile. Questo per dirvi che siamo di fronte a un reparto sonoro veramente roboante, che sfrutta appieno tutto il fragore messo in gioco dai duelli dei giganti, con una quantità impressionante e avvolgente di effetti sonori e bassi impetuosi. In mezzo a questa baraonda di sonorità cercano di ritagliarsi un po’ di spazio la colonna sonora e qualche timido dialogo. I Contenuti Speciali prevedono il Commento del Regista Adam Wingard: Un tuffo nella mente creativa dietro il film, dove Wingard condivide curiosità, aneddoti e spiegazioni tecniche che arricchiscono l’esperienza di visione. Troviamo poi una lunga sequenza di contributi brevi ma che portano la durata complessiva a circa 70 minuti. Si parte con “GxK: Day of Reckoning” (6′) che è una panoramica generale del film e del suo ruolo nel franchise, quindi “Evolution of the Titans”, diviso in “Godzilla Evolved” (5’30”) sul nuovo look di Godzilla e “From Lonely God to King” (6′) sul viaggio emotivo di Kong. A seguire “Into the Hollow Earth”, diviso in “Visualizing Hollow Earth” (6′) sugli incredibili luoghi che si trovano sotto la superficie terrestre, e “Monsters of Hollow Earth” (5’30’) sui mostri della terra cava con concept art ed effetti speciali. Si prosegue con “The Battles Royale”, con tre featurette sulla grande battaglia: “A Titanic Fight Among the Pyramids” (5’30”) sulla location, “The Zero Gravity Battle” (5′) su un altro importante aspetto della scena, e infine “The Titans Trash Rio” (5’30”) sulla distruzione di punti di riferimento iconici nella sequenza. Si passa poi a “The Intrepid Director: Adam Wingard”, diviso in “Big Kid” (4′) sul grande entusiasmo giovanile del regista e in “Set Tour” (4′) che ovviamente è un giro guidato sul set. Poi troviamo “The Imagination Department” (4′) con concept art, illustrazioni e sculture dei personaggi, e “The Monarch Island Base: Portal to Another World” (5’30”) sul design della produzione e i dettagli visivi della base della Monarch. Per chiudere “The Evolution of Jia: From Orphan to Warrior” (6′) sul personaggio di Jia, e “Bernie’s World: Behind the Triple Locked Door” (3’30”), ovvero un tour dell’appartamento di Bernie. È di fatto un “Dietro le Quinte” veramente completo e interessante: Un viaggio sul set del film, con interviste al cast e alla troupe, che svelano i segreti delle riprese e delle sequenze più complesse; Focus sui Combattimenti: Un’analisi dettagliata delle scene di combattimento più spettacolari, con approfondimenti sulle tecniche utilizzate per rendere ogni scontro il più realistico e adrenalinico possibile.

(Luigi Lozzi)                                                    © RIPRODUZIONE RISERVATA


(immagini per cortese concessione della Warner Bros. Entertainment)

NOTE TECNICHE
Il Film

GODZILLA-KONG – IL NUOVO IMPERO
(Godzilla x Kong – The New Empire)
Usa, 2024, 113’
Regia: Adam Wingard
Cast: Rebecca Hall, Brian Tyree Henry, Dan Stevens, Kaylee Hottle, Alex Ferns, Fala Chen, Rachel House, Vincent B. Gorce, Kevin Copeland

Informazioni tecniche del Blu-Ray

Aspect ratio: 2.40:1 1920x1080p/ MVC MPEG-4
Audio: Inglese Dolby Atmos TrueHD; Italiano, Spagnolo DTS-HD Master Audio 5.1
Distributore: Warner Bros. Entertainment Italia