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DJANGO UNCHAINED di Quentin Tarantino in Blu-Ray

 

 

 
 
Quentin Tarantino, eponimo di spicco del Pulp contemporaneo, accresce a dismisura il proprio prestigio con il suo ultimo film che è una rilettura del western all’italiana, genere che negli anni Sessanta – per merito di Sergio Leone & Co. – aveva operato un rivoluzionario lavoro di destrutturazione all’interno del genere per eccellenza del cinema americano, raggiungendo una significativa visibilità internazionale.

 

 

Visto il successo al box-office internazionale cui è andato incontro questo film al pari di quello che lo ha preceduto, “Bastardi senza gloria”, e alla luce delle numerose ‘Nomination’ all’Oscar che entrambi i film hanno ottenuto, questa sembra essere la strada imboccata ultimamente da Quentin Tarantino per arrivare ad una platea sempre più ampia. Ovvero la strada di ‘rileggere’ a modo suo i generi più in voga nella cinematografia di nicchia americana dei ’70 e ovviamente di quella italiana, cui è assai devoto, dello stesso periodo. Da sempre conosciamo, per sua stessa ammissione, la passione che nutre per il cinema di genere italiano dei ’60 e ’70 (Western Spaghetti, Poliziotteschi e ‘Crime-Story’ alla Fernando Di Leo, Giallo all’Italiana, Commedia Sexy, b-movie Horror). Per cui – detto così per inciso – non è peregrino attendersi in un prossimo futuro un film di Quentin che prenda spunto da una delle commedie erotica con Edwige Fenech (sappiamo tutti che il regista è un grande fan dell’attrice) o da uno degli horror di Mario Bava, un altro dei suoi registi di culto. Alla base di tutto c’è l’assoluto piacere di fare Cinema che muove e motiva le scelte di Quentin. Il merito precipuo poi di Tarantino, riguardo questa pellicola, è quello di non trattare la materia western tra le sue mani con le convenzioni della tradizione americana ma – ‘of course!’ – con il piglio trasversale e alternativo riconoscibile nei canoni che lui ha introdotto e che pure, per molti versi, si raccordano stilisticamente al precedente “Bastardi senza gloria”. È passato un ventennio dal folgorante esordio cinematografico di Tarantino (“Le iene”, 1992 e “Pulp fiction”, 1994) e “Django Unchained” riassume in sé lo stile e le qualità del suo autore, ribadendone, una volta di più l’assoluto talentuoso spessore registico che è figlio d’una maturità artistico-cinefila oggi assolutamente ragguardevole. Fin dal titolo Tarantino rende omaggio al film che egli ha amato più di tutti tra i Western all’Italiana, quel “Django” di Sergio Corbucci del 1966, con Franco Nero a vestire i panni dell’inquietante reduce nordista, il vendicatore che trascinava dietro di sé una bara in cui era nascosta una micidiale arma da fuoco. Lo stesso regista spiegava la sua scelta in questi termini: «Da sempre ho desiderato fare un western perché amo il genere, e soprattutto gli Spaghetti-Western; ed ho pensato che, se mai ne avessi fatto uno, avrebbe dovuto prendere le mosse da quelli di Sergio Corbucci». Ma – è bene dirlo – il “Django” del ’66 offre solo lo spunto al nuovo film di Tarantino perché il lavoro di Quentin non è un remake, vira in tutt’altra direzione – un western in chiave ‘sudista’ – e si allontana dall’estetica western spaghetti con una trama del tutto autonoma, sebbene calato in atmosfere che possono apparirci familiari. Tarantino si è divertito a giocare con i generi tant’è che all’interno del film si colgono innumerevoli altre citazioni ed omaggi che vanno – così, indicati alla rinfusa – da “Mandingo” (Richard Fleischer, 1975) alle partiture western minori di Ennio Morricone, da “The Bounty Killer” (Eugenio Martìn, 1967) con Tomas Milian, ai giochi di sguardi tipici dei film di Leone, da “Il Buono, il Brutto, il Cattivo” a “Minnesota Clay” e “Il grande silenzio” (ancora Corbucci, rispettivamente 1965 e 1968), alla scena-omaggio del ‘cult’ “Django”, con la presenza di Franco Nero e ad altri ancora. Un ulteriore omaggio alla indimenticabile stagione degli spaghetti-western si coglie sui titoli di testa – che scorrono in fiammeggianti caratteri rossi – sulle note della canzone interpretata da Rocky Roberts su musiche composte da Luis Bacalov per il film di Corbucci. In chiusura invece è riconoscibilissima la colonna sonora di “Lo chiamavano Trinità” composta da Franco Micalizzi e per finire c’è pure “Ancora qui” interpretata dalla nostra Elisa su musiche originali di Ennio Morricone. La trama si può riassumere sinteticamente così: 1858, due anni prima della Guerra Civile, nel Sud degli Stati Uniti, uno schiavo di colore viene assoldato da un bounty-killer bianco di origine tedesca, l’ex dentista tedesco King Schultz, affinché lo aiuti a catturare tre pericolosi ricercati, i fratelli Brittle, con la promessa di ricevere la libertà una volta portata a termine la missione. Prende vita tra i due un quanto mai improbabile sodalizio professionale e così lo schiavo si trasforma in Django, uno scatenato, crudele e feroce cacciatore di taglie, tanto quanto gli schiavisti che volevano tenerlo sotto controllo; inoltre Django si pone alla ricerca di sua moglie Broomhilda, venduta a un negriero… Tra ironia e dissacrazione, nelle oltre le due ore e quaranta minuti di durata, un film magistrale ed impeccabile, una storia universale che parla di riscatto ma non solo, per via di tutte le altre innumerevoli componenti che vi intervengono. La dimensione estetica che ci offre il regista è quanto mai elegante e sofisticata, certamente lontana da quella del genere di riferimento. Il tenebroso Django di Jamie Foxx, motivato dal fuoco della vendetta, assume pure l’ulteriore fisionomia di eroe da blaxploitation anni ’70, un altro dei generi amati da Tarantino (ricordate “Jackie Brown”?), tanto quanto il genere action ‘Made in Hong Kong’ che abbiamo ammirato nel dittico “Kill Bill”. Come per “Bastardi”, ai dialoghi (frutto evidente di una avvincente, piacevole e perfetta sceneggiatura: non per nulla Oscar per la Migliore Sceneggiatura a Tarantino) è riservata una fetta significativa del film. Assai azzeccato, per esempio, solo per citare un caso, il dialogo relativo al cranio di Old Ben. Christoph Waltz, nei panni del dottor King Schultz, è ancora una volta memorabile e non a caso ha vinto l’Oscar per la Miglior Attore Non Protagonista, riconoscimento che bissa quello ottenuto per il ruolo del colonnello Hans Landa in “Bastardi senza gloria”. Samuel L. Jackson (nel ruolo dell’ambiguo Stephen) e Leonardo Di Caprio (il ‘villain’ di turno, il crudele Calvin Candie, proprietario terriero della piantagione denominata ‘Candyland’) completano con grande bravura il cast dei principali, meravigliosi interpreti. Lo stesso Tarantino si ritaglia un cameo a dir poco… ‘esplosivo’. La splendida fotografia è opera di Robert Richardson.
L’arrivo sul mercato dell’Home Entertainment di “Django Unchained” era appuntamento atteso da tanti, e numerose sono state le iniziative approntate dai distributori per veicolare il film. Anzitutto una Edizione a tiratura Limitata – 1000 copie numerate che già sono diventate oggetto di collezione -, con sovracopertina slipcase che racchiude il case del Blu-Ray in elegante digipack con alcune magnifiche immagini dei protagonisti principali, e in più un mini ‘comic book’ di 32 pagine, adattato al formato della confezione, di una serie dedicata a Django che ha visto la luce negli Stati Uniti qualche tempo fa. A causa della lunghezza del film il comparto dei contenuti speciali è piuttosto limitato, non è all’altezza di quanto ci aveva abituati Tarantino in altre occasioni; rimane però un altissimo livello qualitativo complessivo. Trasferimento in Alta Definizione assolutamente pregevole: le immagini, frutto di un trattamento digitale in 4K, sono compatte e luminose, dettagliate e appaganti per l’occhio dello spettatore, e di alta resa spettacolare. Il cromatismo brillante e distintivo di scelte fotografiche singolari ma del tutto inappuntabili. Il comparto audio  è proposto in DTS-HD Master Audio 5.1 sia per la traccia inglese  che per quella italiana (servita da un identico ‘lossless’) e mostra una eguale forza dinamica. Non particolare pronunciata la risposta offerta dai canali periferici (solo qualche buon effetto multicanale) ma il contributo dato dai canali centrali è notevole per limpidezza, muscolarità e restituzione della ‘importante’ e variegata colonna sonora. Circa 40 minuti di Extra (tutti in High-Definition e con sottotitoli in italiano) distribuiti tra gli speciali “Reinventare lo Spaghetti Western – I cavalli e gli stunt“, “I costumi di Sharen Davis” e “In ricordo di J.Michael Riva – La scenografia di Django Unchained“, più la featurette “20 anni di cinema – La collezione Blu-Ray Tarantino XX”. All’edizione limitata è abbinato il CD della Colonna Sonora del film, la cui tracklist come sempre è stata personalmente curata da Tarantino.

 

 

 

(Luigi Lozzi)                                                © RIPRODUZIONE RISERVATA

 


(immagini per cortese concessione della Sony Pictures Home Entertainment)

 

NOTE TECNICHE
Il Film

DJANGO UNCHAINED

(Django Unchained)

Usa 2012 165’
Regia: Quentin Tarantino
Cast: Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo DiCaprio, Samuel L. Jackson, Kerry Washington, Walton Goggins, Dennis Christopher, Tom Wopat, Rex Linn, Laura Cayouette, Sharon Pierre-Louis, Lewis Smith, Cooper Huckabee, Misty Upham, Nichole Galicia, David Steen, Todd Allen, Catherine Lambert, Shannon Hazlett, Johnny Otto, LaTeace Towns-Cuellar, Justin Hall, Danièle Watts, Miriam F. Glover, Jake Garber, Christopher Berry, Johnny McPhail, Mustafa Harris, Michael McGinty, Kinetic, Michael Bacall, Franco Nero, Jonah Hill, Quentin Tarantino, Don Johnson, James Russo, Rza, M.C. Gainey, Tom Savini, James Remar.

Informazioni tecniche del Blu-Ray

Aspect Ratio: 2.40:1 1920x1080p/AVC MPEG-4
Audio: Italiano, Inglese DTS-HD Master Audio 5.1
Distributore: Sony Pictures Home Entertainment
Prezzo: Euro 24,90 [Blu-Ray + Colonna Sonora + Comic Book] Edizione Limitata Numerata