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DALILAND di Mary Harron in Blu-Ray

 
 
 
 
 
 
 
Il Biopic dedicato al grande Salvador Dalì, che è interpretato da un eccezionale Ben Kingsley, approda sul mercato dell’Home Video grazie a Plaion Pictures.

 

Il Biopic dedicato al grande Salvador Dalì, che è interpretato da un eccezionale Ben Kingsley, approda sul mercato dell’Home Video grazie a Plaion Pictures.
“Daliland”, presentato al Toronto International Film Festival 2022 e fuori concorso al 40° Torino Film Festival dello stesso anno, ci riconsegna un artista dalla vitalità debordante, ma rispettando egregiamente le esigenze ‘riassuntive’ dell’industria culturale dei giorni nostri. Poiché non si può separate il ritratto cinematografico dell’artista dal periodo storico in cui egli era calato e in cui la sua opera surrealista e dadaista ha espresso i suoi profondi significati. In molti film biografici a carattere artistico, che di solito ripercorrono la vita e la carriera dei protagonisti centrali secondo un criterio cronologico e lineare, ce ne sono alcuni (penso ai relativamente recenti “Bohemian Rhapsody” del 2018, dedicato al frontman dei Queen Freddie Mercury, “Respect” del 2021 dedicato alla ‘Regina del Soul’ Aretha Franklin, “Whitney – Una voce diventata leggenda” del 2022 incentrato sull’icona della musica pop Whitney Houston) che nel dar forma a una rappresentazione della vita dei protagonisti, di certo spettacolare, si mantengono nei binari di una narrazione piuttosto convenzionale. Però nell’universo dei biopics possano trovare spazio anche la creatività e la sperimentazione come ha dimostrato Pablo Larraín con film quali “Neruda” (2016), “Jackie” (su Jacqueline Kennedy, 2016) “Spencer” (su Lady Diana, 2021), nei quali il regista cileno ha sempre sommato un punto di vista originale e inedito sulle storie dei personaggi che ha deciso di raccontare. Dopo aver imboccato il viale del tramonto, gli anni vissuti da Dalì nella New York anni Settanta, sono intrecciati ai flashback che ci riconducono alla sua giovinezza negli anni Venti mescolando il tutto con immagini di repertorio. Salvador Dalí, marchese di Púbol, all’anagrafe Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí i Domènech era nato a Figueres, l’11 maggio del 1904 e a Figueres, dove aveva ricollocato la sua residenza principale all’inizio degli anni Cinquanta, morì il 23 gennaio 1989, dopo una lunga malattia. Non solo pittore, Dalì è stato scultore, scrittore, fotografo, cineasta, sceneggiatore e designer e nel suo lavoro si è servito ampiamente del simbolismo; il suo peculiare tocco fu attribuito all’influenza che ebbero su di lui i maestri del Rinascimento. La settantenne regista canadese (ma cresciuta in Inghilterra per stabilirsi infine in quel di New York) Mary Harron, specializzata in biografie di personaggi carismatici (ricordiamo “La scandalosa vita di Bettie Page” del 2005 sulla celebre pin-up, “Charlie Says” del 2018 sullo psicopatico Charles Manson), si è però imposta all’attenzione generale perché artefice di film come i controversi “Ho sparato a Andy Warhol”, all’esordio nel 1996, e “American Psycho” nel 2000. Quando si ha a che fare con soggetti del genere, è davvero impensabile dipanare il racconto in prima persona, poiché sarebbe impossibile mettere ordine in una mente tanto complessa che deve la sua stessa genialità proprio al caos. Così il racconto filmico concepito da Mary Harron e dai suoi sceneggiatori per trattare del Dalì-personaggio e del Dalì-uomo, si snoda intorno al grande pittore (siamo nel 1973) attraverso gli occhi del giovane stagista James Linton (Christopher Briney) ammesso nella cerchia esclusiva (e ‘sacrale’) delle sue frequentazioni e scelto dal pittore in persona affinché gli faccia da assistente personale, mentre sta preparando la prossima rassegna di opere. Il giovane ha così la possibilità di osservare da vicino, nel corso della sua quotidianità, uno dei più grandi artisti di sempre, figura iconica del Novecento, per il quale “La pittura non ha valore finché non scompare per tramutarsi in un’illusione della realtà”. Molti giovani artisti, con in testa Andy Warhol, hanno definito Dalí una delle personalità più influenti sulla Pop Art. Dalì è stato talmente abitudinario da vivere per anni nel suo ‘buen retiro’ americano nella medesima camera dell’Hotel Ritz di New York, la numero 1610, adibita a studio. La regista mette in scena un Dalì al crepuscolo della carriera, nella sua parabola artistica discendente, che cerca di aggrapparsi con tutte le sue forze all’amata moglie, ma dalla quale riceve solo tradimenti e rancore; è il ritratto di una delle figure più iconiche del XX secolo, dall’esistenza sospesa tra genio e sregolatezza. Ma il Parkinson di cui è afflitto riduce sempre più le sue capacità artistiche. Tra feste ed esposizioni d’arte, tra personaggi eclettici e notturni, tra voyeur e mitomani, Linton diventa testimone silenzioso del crepuscolo del suo dio festaiolo, angosciato dal fantasma della morte, e soprattutto della sua vena artistica ormai inesorabilmente inariditasi, tra lustrini, gossip, capricci. E il giovane fa la conoscenza anche della impenetrabile Gala (Barbara Sukowa), moglie, amante e tesoriera dell’artista. Gala, nata Elena Dmitrievna D’jakonova, modella, artista e mercante d’arte russa, già moglie del poeta Paul Eluard, austera e manipolatrice, ossessionata dal denaro, è sempre pronta a richiamarlo al dovere ogni volta che Salvador preferisce la vita gaudente ai pur sempre munifici doveri di artisti. L’istrione dagli eccentrici baffi si lancia in una vorticosa ed eccentrica vita mondana, tra bellezze ambigue come Amanda Lear (la sua nuova musa, con la quale intratterrà una relazione lunga 15 anni) e musicisti trasgressivi come Alice Cooper o Jeff Fenholt, protagonista del musical “Jesus Christ Superstar”. Non tutto però è convincente, perché l’opera cinematografica è priva di ritmo narrativo e si scava ben poco nei meandri della psicologia di Dalì, i personaggi intorno a lui sono poco delineati (mi riferisco proprio ad Amanda Lear e Jeffrey Fenholt), risultando alla resa dei conti perfino caricaturale. May Harron si sofferma sui particolari e ci restituisce alcune attitudini di Dalì, le sue piccole manie, certo infantilismo, certo isterismo, la vanità, anche se traspare chiara l’angoscia che si cela dietro la vita festaiola, forse più subita che voluta. Lo stile di vita sgargiante e glamour, le trasgressioni, i party sontuosi nascondono in realtà un grande vuoto esistenziale, l’ormai anziano pittore, divorato dalla paura di invecchiare e da un rapporto al capolinea con Gala che si circonda di giovani amanti. La regista è assai brava nella costruzione di mood e atmosfere: tutte le scelte stilistiche, dalla colonna sonora, alle scenografie, passando per i costumi e i dettagli, sono azzeccate e del tutto congrue (esteticamente) con la materia trattata in questa occasione. Un plauso enorme va indirizzato alla notevole prova d’interprete di Ben Kingsley il quale è davvero straordinario e camaleontico nei panni del geniale ed eccentrico pittore surrealista spagnolo. Ricordiamo come il quasi ottantenne attore inglese dalla solida carriera teatrale e cinematografica, nel 1982 aveva raggiunto la notorietà proprio grazie a un biopic, “Gandhi” di Richard Attenborough, dedicato alla vita di Mahatma Gandhi, ruolo per il quale si aggiudicava l’Oscar per il Miglior Attore.
TECNICA
Il Blu-Ray in High-Definition di “Dalíland” è disponibile in Home Video, in edizione standard, grazie a Plaion Pictures. Il comparto video è di prima qualità pur trattandosi di pellicola che non utilizza effetti CGI per accrescere il suo appeal; le immagini sono solide e suggestive anche in virtù di una Fotografia molto curata e dettagli assai incisivo. Una leggera grana si coglie nella parte iniziale sulle riprese in esterno mentre i cromatismi ‘esplodono’ letteralmente durante le riprese delle feste e degli interni variopinti e vivaci. L’audio è in DTS-HD Master Audio 5.1 sia per la traccia in italiano che per quella originale in inglese: alla visione del film viene assicura una confortevole spazialità soprattutto nei passaggi in cui è protagonista la musica oppure in quelli più concitati delle feste; per il resto c’è un’ottima, seppur timida e non debordante, risposta d’ambienza. Buoni i dialoghi sul centrale. Nei Contenuti Extra purtroppo compare il solo Trailer.

(Luigi Lozzi)                                                 © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

NOTE TECNICHE
Il Film

DALILAND
(Daliland)
Gran Bretagna, 2022, 104’
Regia: Mary Harron
Cast: Ben Kingsley, Barbara Sukowa, Christopher Briney, Rupert Graves, Alexander Beyer, Andreja Pejic, Suki Waterhouse, Ezra Miller, Mark McKenna, Zachary Nachbar-Seckel, Avital Lvova, Jack Shalloo, Joella Hinson-King, Paul Humphreys, Irina Leoncio, Alberto Maneiro, Matthew James Ovens, Merce Ribot, Gavin Spokes.

Informazioni tecniche del Blu-Ray

Aspect ratio: 1.85:1 1920x1080p/AVC MPEG-4 24 fps
Audio: Italiano, Inglese DTS-HD Master Audio 5.1
Distributore: Plaion Pictures