CD-Teca Ideale: GREEN ONIONS dei Booker T & The MG's

 

 
 

ARTISTA: BOOKER T. & THE MG’s
TITOLO: Green Onions – The Definitive Remastered Edition
ETICHETTA: Soul Jam/Egea
ANNO: 1962/2013

Li hanno definiti ‘la più grande band di accompagnamento nella storia del soul’, ‘la band di casa Stax’, per la loro attività di session-man a supporto delle incisioni dei maggiori artisti della soul label americana, ma in realtà sono stati qualcosa di più importante i Booker T. & the MG’s, una formazione che ha portato avanti un’attività discografica in proprio non priva di grandi soddisfazioni. Nella Stax/Volt Records i Booker T & the MG’s hanno fatto da supporto strumentale alle incisioni di tutti gli artisti di grido dell’etichetta di base a Memphis, e penso a Otis Redding in primis, poi a Sam & Dave, Rufus Thomas, Eddie Floyd, Wilson Pickett, William Bell, Carla Thomas, Isaac Hayes (per un breve periodo è stato anche un componente) e a tanti altri; pare che siano più di seicento le incisioni cui hanno preso parte. Così il gruppo ha contribuito in maniera determinante alla definizione del nascente sound del Memphis Soul (un groove Southern che si contrapponeva alla morbidezza vellutata dei rivali della Motown) di cui - si può affermare senza esitazione - che ne sono stati la quintessenza strumentale. Uno dei primissimi pezzi incisi dal gruppo, e che rimane ancor oggi la loro cosa migliore di sempre, è il leggendario “Green Onions”, un classico ‘cool’ senza tempo dal riff accattivante, dall’intenso groove costruito su un distintivo e inusuale mid-tempo in 2/4, divenuto oggetto delle cover di decine e decine di altri artisti e loro singolo di maggior successo. Un brano talmente noto, presente pure in tanti film (o che si è ascoltato in qualche emittente radiofonica negli anni), che non credo esista un qualsiasi consumatore di buona musica che non l’abbia mai sentito almeno una volta nella sua vita, anche non conoscendone il nome. L’MG del nome del gruppo in un primo momento voleva fare riferimento al nome dell’auto sportiva inglese del tempo, poi prontamente venne cambiata rotta ed assimilato a ‘Memphis Group’ onde evitare possibili problemi legali con la casa automobilistica. Il sound dei Booker T & The MG’s si caratterizza per il magnifico lavoro alla batteria di Al Jackson Jr., il delizioso contributo chitarristico di Steve Cropper, il puntuale lavoro del basso di Lewis Steinberg (poco dopo, nel ’63, sostituito nella line-up da Donald ‘Duck’ Dunn, amico d’infanzia di Cropper) e su tutti per l’accattivante e dominante atmosfera costruita dall’organo Hammond di Booker T. Jones, all’epoca appena 17-enne. “Green Onions” è la gemma che si staglia come suprema nella scaletta di un album d’esordio che comunque, nel suo insieme, è superlativo, ed è considerato come uno dei migliori dischi strumentali di Rhythm & Blues di sempre. "Behave Yourself" è un brano strumentale sinuoso, ‘moody’ ed incandescente di slow-blues mentre "Mo' Onions" è una sorta di riscrittura del brano guida del disco, anche se ovviamente non è all’altezza del suddetto. Questi tre pezzi sono gli unici originali composti dal gruppo, mentre i rimanenti sono reinterpretazioni di altre canzoni soul e R&B già conosciute. "I Got A Woman" è una cover del celebre pezzo di Ray Charles e "Lonely Avenue" una versione del pezzo scritto da Doc Pomus (e cantata pure questa da Charles); la lenta e sgargiante "Stranger On The Shore" condotta dall’organo di Booker e dalla chitarra di Steve fa il paio con la jazzata "Comin' Home Baby" che chiude la scaletta originaria del disco. Meno riuscite risultano essere alla resa dei conti brani come "Twist and Shout" e "A Woman, A Lover, A Friend" (che Otis Redding avrebbe inciso più tardi nel ’65 nell’album “Sings Soul Ballads”), ma questo non crea eccessivo disappunto se confrontato con il resto. Il disco venne registrato a Memphis, Tennessee, tra giugno ed agosto del 1962 e in anni recenti è stato selezionato per essere conservato e salvaguardato ufficialmente nel National Recording Registry della Library of Congress di Washington. Booker T. Jones ha raccontato in un’intervista la genesi del tutto casuale di “Green Onions”, dicendo: «Su incoraggiamento di Jim Stewart, presidente della Stax, eravamo sul punto di pubblicare un singolo, “Behave Yourself”, che a Jim era piaciuto moltissimo, ma ci mancava un pezzo per il lato B; io proposi al pianoforte alcuni  riff che avevo ideato e tra questi fu scelto “Green Onions” che colpì così tanto la fantasia di Stewart e di alcuni disk-jockey radiofonici da diventare l’A-side del singolo». Il perché del titolo? «Perché in quel momento ho pensato alla cosa più maleodorante che mi venisse in mente». Steve Cropper (che tra le altre cose è stato coautore e produttore del più grande successo di Otis Redding, “The Dock Of The Bay”) e Donald ‘Duck’ Dunn all’inizio degli anni Ottanta sono stati componenti dei Blues Brothers di John Belushi e Dan Aykroyd. Al Jackson Jr. venne assassinato nel 1975 in casa sua e Donald ‘Duck’ Dunn è morto il 13 maggio del 2012 a Tokyo, la notte dopo aver tenuto un concerto nella capitale nipponica. Tra le migliori cover di “Green Onions” offerte da altri artisti ricordiamo quelle di George Fame, dei Ventures, Rolling Stones (come B-Side del singolo “I Wanna Be Your Man”), King Curtis, Blues Brothers, James Taylor Quartet. Nel CD oggi ristampato e pubblicato per l’etichetta Soul Jam, oltre alla scaletta originaria del disco (completamente rimasterizzata) ci sono ben 8 bonus-track; si tratta delle versioni cantate di alcuni dei brani presenti: “Lonely Avenue” e “I Got A Woman” da Ray Charles, “One Who Really Loves You” da Mary Wells, “Rinky-Dink” da Dave ‘Baby’ Cortez, "A Woman, A Lover, A Friend" da Jackie Wilson, “Twist and Shout” dai Top Notes, “Comin’ Home Baby” da Mel Tormé e “Can’t Sit Down” dai Dovells. Il disco è arricchito da un booklet di 16 pagine pieno di foto, informazioni e memorabilia vintage (etichette di singoli, manifesti, copertine di 45 giri).


(Luigi Lozzi)                                                © RIPRODUZIONE RISERVATA