LOST AND FOUND di Buena Vista Social Club

 

 

 

 

ARTISTA: BUENA VISTA SOCIAL CLUB
TITOLO: Lost and Found
ETICHETTA: World Circuit/IRD
ANNO: 2015

Decimato dall’improcrastinabile avanzare degli anni quello straordinario pugno di artisti del Buena Vista Social Club, a Nick Gold, illuminato patron della World Circuit, non è rimasto altro che mettere mano agli archivi, a quei materiali che all’epoca della mirabile operazione condotta da Ry Cooder e Wim Wenders, di riscoperta e di rilancio della musica cubana scivolata nell’oblio, erano stati scartati dalle session della seconda metà degli anni ’90 più per motivi di abbondanza che per una loro presunta scarsa qualità. Non sono mancati gli appuntamenti importanti e con la denominazione di “Buena Vista Social Club presents” sono uscite nel tempo le prove soliste di tutti i più importanti componenti, da Ibrahim Ferrer a Compay Segundo, da Rubén Gonzáles a Omara Portuondo (l’unica ancora in vita); al bassista Cachaíto López. Non tutto è inedito, perché nei quasi venti anni trascorsi qualcosa è stato ascoltato, ma quello che rende pregevole “Lost and Found” è la cura con cui Gold e i suoi collaboratori hanno cercato di ricreare nei celebri studi Egrem le magnifiche atmosfere delle incisioni degli ensamble che si esibivano nei club dell’Avana nei ’50 (si ascolti per esempio la magnificenza di “Bodas De Oro” o di “Habanera”), di quell’epoca d’oro quando la musica dell’isola si apprestata a conquistare la scena newyorkese e di quella dei ’60 che sarebbe rimasta preclusa all’appassionato per via dell’embargo commerciale decretato dagli Usa dopo i fatti della Baia dei Porci. Vetusti, venerabili o solamente veterani, il rimpianto per quegli artisti tornati in primo piano sulla scena è stato anzitutto di non aver potuto perlomeno godere del consenso entusiasta del pubblico in età meno avanzata. Alcuni brani sono dal vivo (“Bruca Marigua”), estrapolati delle numerose esibizioni in giro per il mondo; “Tiene Sabor” e “Lagrimas Negras”, un classico del repertorio romantico della canzone cubana, sono state spesso eseguite da Omara Portuondo nei suoi concerti ma qui hanno tutto un altro fascino emozionale, e possiamo goderci il pianismo di Rubén Gonzàles ora vertiginoso ed inebriante (“Bodas De Oro”) ora elegante (“Como Siento Yo” in chiusura), il vocalismo melodioso di Ibrahim Ferrer (“Como Fue”), l’inarrivabile ‘spleen’, profondo ed emozionante, della stessa Portuondo, la virtuosistica tecnica chitarristica di Compay Segundo (con il son di “Macusa”, dove l’artista è accompagnato alla voce e alla chitarra da Eliades Ochoa), la straordinaria quadratura tecnica dei vari Cachaíto López, Guajiro Mirabal, Eliades Ochoa, Miguel "Angá" Díaz e Jesus "Aguaje" Ramos. L’impatto che può avere su di noi l’ascolto di questa raccolta, che a tutti gli effetti appare come un “Buena Vista Social Club Chapter 2” (se proprio non si vuol tenere conto dell’album “Live from Carnegie Hall”), non è così prorompente come lo è stato a suo tempo quello del primo magistrale effort, ma la predisposizione di chiunque alla buona musica non vi impedirà di entusiasmarvi anche in questa circostanza.

 

(Luigi Lozzi)                                                © RIPRODUZIONE RISERVATA