GLI ANNI D’ORO DEL ROCK: 1966-1970 di Riccardo Bertoncelli

 

 

 

 

STORIA SEMINALE del ROCK: dal 1966 al 1969 e fino al 1970

In un’epoca come la nostra, in cui l’avanzare vertiginoso della tecnologia ha condotto ad una rivoluzione radicale nel modo di fruire e (soprattutto) di considerare la musica, si rischia seriamente l’oblio per gli anni più significativi della grande epopea del Rock.

 

 

Non tanto quelli pionieristici e seminali dei vari Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Chuck Berry, Buddy Holly & Co., che già sono ammantati dall’aura della mitologia, quanto piuttosto quel fondamentale quadriennio di fine anni sessanta, dal 1966 al 1969, i cosiddetti ‘anni d'oro del rock’, in cui la grande musica giovane ha gettato le più solide delle basi – e che basi! – per un fenomeno (artistico e discografico) che avrebbe prepotentemente tenuto banco nei decenni successivi, e solo in questo nuovo millennio, con l’avvento della musica ‘liquida’, e la quasi prossima messa in pensione di qualsiasi supporto fisico, sembra invece indirizzarsi verso ‘altre’ pratiche di fruizione. Nessuno, al giorno d’oggi, può ergersi a conoscitore di ‘fatti’ musicali se trascura aprioristicamente quelle che per tanti sembrano essere epoche giurassiche, in quanto risalenti a circa mezzo secolo fa. Abbiamo indicato il quadriennio 1966-69, importantissimo, ma non dimentichiamo che negli anni immediatamente successivi (dal 1970 al 1972) l’industria ha sfornato una serie impressionante di capolavori discografici che vanno sempre (e comunque) ad alimentare le varie e periodiche (e anche ripetitive) classifiche dei migliori 200 dischi della storia del Rock, dei 500 dischi da ascoltare a tutti i costi prima di morire, dei 100 da portarsi su un’isola deserta, ‘et similia’. E ancora va ricordato come tutti i Settanta siano stati considerati da molti gli anni d'oro del rock mentre invece quello è stato solo il periodo in cui l’industria discografica ha sfruttato al meglio l’onda lunga prodotta dalla rivoluzione precedente, quella verificatasi nella seconda metà dei Sessanta e inizio dei ’70. Tra l’altro è sempre attuale ai giorni nostri il dibattito se il Rock abbia ancora un significato, una sua valenza, o se invece sia morto e decrepito e quello che viene spacciato per tale non sia altro che un’etichetta di comodo, un sedimento della cultura pop che ne tradisce lo spirito autentico d’un tempo. Ma per rimanere alla fine dei sessanta, e non smarrirne il senso e l’impatto generazionale avuto, ci giungono in soccorso quattro libri editi da Giunti - e curati da Riccardo Bertoncelli, il ‘patriarca’ del giornalismo musicale rock italiano - nei quali si cerca di ricostruire la fervida e feconda scena musicale della seconda parte dei '60, fino allo sbocciare (importante anche questo) dei primi anni Settanta. È l’epopea di gente che risponde ai nomi di personalità geniali quali Beatles, Rolling Stones, Bob Dylan, Jimi Hendrix, Who, Animals, Frank Zappa, Miles Davis, John Coltrane, Jefferson Airplane, Grateful Dead, James Brown, Byrds, Beach Boys, Velvet Underground, John Mayall, Cream, Eric Clapton, giusto per indicarne qualcuno dei tanti che hanno lasciato un’impronta decisiva sui destini della Musica di pari passo con i profondi cambiamenti che la società andava maturando. Si pensi al Sessantotto studentesco europeo o alla conquista dei diritti civili da parte della gente di colore negli States o al generalizzato ribellismo alle convenzioni. Bertoncelli – per chi non lo conoscesse, o lo conoscesse solo perché immortalato con ‘spregio’ da Francesco Guccini nelle liriche de “L’avvelenata” (assieme a ‘un musico fallito, un pio, un teorete e un prete, a sparare cazzate’); i due però in seguito sono diventati buoni amici – è stato il più pronto, nei primi anni settanta, a cavalcare l’onda del fenomeno rock con i requisiti giusti e a deliziare i cultori e i novizi con una serie di libri (pubblicati per l’allora nascente Arcana) lucidissimi e significativi, e dedicati alla musica che andava sviluppandosi sulle due sponde dell’oceano, Stati Uniti e Inghilterra, le due aree primarie di riferimento per il rock. “1965-1966. La nascita del nuovo rock” (Giunti, 288 pagine) contempla cronologicamente quanto accaduto nel biennio seminale 1965-66 a livello musicale ma anche sociale; perché il cambiamento fu radicale per la cultura, la moda, le coscienze di un’intera generazione. Particolare attenzione viene riservata ai due maggiori fenomeni espressi sulle due sponde dell’oceano: i Beatles da una parte, Bob Dylan dall’altra. Un libro di facile e appassionante lettura arricchito da immagini e ‘memorabilia’ che vi catapulteranno nei ricordi di quell’epoca, e che si pone soprattutto l’obbiettivo di operare una scrupolosa ricostruzione storico/analitica (ma anche nostalgica) degli accadimenti musicali, e non solo (perché mese dopo mese si segnalano le date da ricordare di quel biennio). Le tappe scandite sono quelle costituite dalla rivoluzione musicale condotta dai ‘Fab Four’ con album capolavoro sempre più pregnanti, dalla svolta elettrica di Dylan, fondamentale per il passaggio dallo status di Folk tradizionale alla nuova visione Folk-Rock del ‘menestrello di Duluth’, dall’affermazione della grande stagione psichedelica californiana con la sua meravigliosa utopia. A corredo troviamo poi una lista ragionata dei 20 album fondamentali del biennio ed i contributi scritti di altri giornalisti (Cesare Rizzi e Franco Zanetti) che hanno assecondato ed integrato il progetto di Bertoncelli. È vero – come vado personalmente affermando da tempo – che con il passare degli anni si rimane legati alle musiche ascoltate nel periodo che va dai 16 ai 20 anni ma deve essere stata una grande fortuna avere 18/20 anni nel ‘65/’66 perché si sono vissuti in prima persona cambiamenti epocali per la Musica Rock registratisi tra Londra, New York e San Francisco. E Bertoncelli, giovane critico precoce (aveva 14 anni nel ’66), possiamo dire che quell’epoca l’ha vista passare sotto i propri occhi ed ha ascoltato la musica di quei protagonisti. Questo libro – scritto con rigorosa lucidità - certamente aiuterà meglio i lettori a calarsi in quell’epoca tanto evocata e tanto agognata (e tale da vestirsi di ‘leggenda’) in cui si registrò la ‘nascita del nuovo rock’. Una considerazione che mi sento di fare, ovvia quanto vi pare ma doverosa, è che appare incredibile quante cose siano accadute in quel breve lasso di tempo se rapportate ai tempi lunghi di altre ‘e(ri)voluzioni’ avvenute in epoche successive. L’incipit del libro fa iniziare l’avventura il dicembre del 1964, quando Sam Cooke veniva ucciso l’11 di quel mese in un motel di Los Angeles, e viene sottolineato il valore profetico assunto a posteriori da una delle ultime canzoni incise dall’astro nascente del soul, “A Change Is Gonne Come”: grandi cambiamenti prossimi a verificarsi come aveva indicato già quell’anno Dylan con “The Times They Are a-Changin’”. Poi si parla – molto ed accuratamente - di Beatles, in primis rammentando la progressiva crescita artistica di Paul, John, George e Ringo, grazie al concepimento di album sempre più importanti e seminali (si pensi a “Rubber Soul” e “Revolver”), quindi troviamo il capitolo dedicato a Bob Dylan, l’altro enorme polo catalizzatore dei cambiamenti in atto, la sua straordinaria ispirazione, la sua genialità, la rivoluzione introdotta nel trasformare il folk acustico in elettrico tanto da avviare il processo di universalizzazione dei suoi cupi presagi, per il tramite un trittico di pietre miliari quali “Bring It All Back Home”, “Higway 61 Revisited” e “Blonde on Blonde”. Seguono poi tutti gli altri grandi protagonisti di quella stagione d’oro, dai Rolling Stones agli Who, dai Byrds di “Mr. Tamborine Man” ai Beach Boys del capolavoro “Pet Sounds”, frutto del genio compositivo di Brian Wilson, a Donovan al British Blues di John Mayall & The Bluesbreakers a Simon & Garfunkel) e così via via fino a Frank Zappa, i Velvet Underground, Miles Davis e John Coltrane. Un capitolo conclusivo rende conto della scena italiana di quegli anni con il fenomeno Beat in primo piano: “Frammenti e memorie del bitt originale”. “1967. Intorno al Sgt. Pepper”, pur raccontando dei fatti immediatamente successivi al libro precedente, in un anno fondamentale come il 1967 con i venti della rivoluzione sessantottina ormai alle porte, in realtà è uscito nelle librerie come quarto volume della ricostruzione di quella seconda mirabile metà dei Sessanta (serie iniziata nel 2007 con “Sgt. Pepper. La vera storia”, proseguita con “1969. Storia di un favoloso anno rock” e appunto “1965-1966. La nascita del nuovo rock”) operata da Riccardo Bertoncelli. In effetti è ‘intorno’ ai Beatles – e ‘intorno’ al capolavoro “Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band” - che si è consumata la potente rivoluzione musicale del Rock tra le due sponde dell’Oceano Atlantico. Nel girovagare in rete – personalmente – trovo quasi paradossale il modo in cui vengono recensiti questi libri, quasi si trattasse di favole e/o epica pura (‘narrazione di storie intorno al fuoco’, ‘la faretra’, ‘racconti indimenticabili’, ‘primi viaggi astrali’, ‘esilio francescano’, ‘estate dell'amore e primi festival rock’, ‘Hendrix che vezzeggiava da mancino una chitarra per destrorsi’, ‘i Pink Floyd del “diamante pazzo” Syd Barret’, i Doors del dionisiaco Jim Morrison’, e poi ‘Frank Zappa “porco e ripugnante” che con la Fender tra le mani sapeva farci da dio’ ed altre amenità di questo tipo; e quel “Guccini, cantautore genovese” -!!??- grida ancora vendetta). Un simile atteggiamento accentua la distanza che le ultime generazioni di appassionati pongono nei confronti di una materia forse non più viva come un tempo ma pur sempre in grado di (im)porsi ‘centrale’ negli interessi di chi della musica Rock (prova a o) vuole trattare con cognizione di causa. Una materia che è storia, talmente vicina (o forse lontana) dalla percezione che se ne ha da fare quasi impallidire noi sopravvissuti di un’epoca lontana; o forse sono proprio le nuove generazioni che non hanno la misura esatta di quello che trattano questi testi? Il rock diventa come l’Olocausto (mi si perdoni l’accostamento impegnativo): va raccontato perché non si dimentichi quale siano le sue origini. “Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band”, ottavo nella discografia dei Beatles, con quella celeberrima copertina firmata da Peter Blake, venne pubblicato il 1º giugno del 1967 è stato certamente il primo ‘concept’ album della storia e ancora oggi rimane uno dei dischi più celebri della storia del rock, al punto che nella sua classifica dei 500 Migliori Album di Tutti i Tempi la rivista Rolling Stone l’ha collocato al primo posto. Il disco sostanzialmente è il punto d’arrivo di un fermento creativo e di un movimento generalizzato avviato nei due anni precedenti, i fatidici 1965 e 1966, ed è a sua volta punto di partenza per tutto quello che ne è seguito da quel momento. Importante in questo frangente è la figura di Jimi Hendrix che nel 1967 incideva l’innovativo “Are You Experienced?” mentre iniziavano pure la loro importante parabola artistica Pink Floyd, Grateful Dead, Doors e Jefferson Airplane. Spazio poi è dedicato alla Black Music, spesso trascurata o ignorata da Bertoncelli (perlomeno nei volumi precedenti), con Otis Redding e Aretha Franklin. In chiusura del libro un’intervista a Francesco Guccini in relazione all’album “Folk Beat n. 1” perché pubblicato nel marzo 1967, pochi mesi prima di “Sgt. Pepper”. “1969: storia di un favoloso anno rock da Abbey Road a Woodstock” vede già molte cose ben cristallizzate nell’immaginario collettivo, molte posizione giunte al culmine del loro percorso, e l’anno 1969 vede nascere qualche mito che terrà banco nel successivo decennio (vedi Santana, Crosby, Stills, Nash & Neil Young, Led Zeppelin, King Crimson, Jethro Tull) ma comincia anche a perdere i pezzi, a smarrire qualche punto di riferimento: i Beatles si sciolgono dopo le session che hanno dato vita a “Abbey Road” e “Let It Be”, come pure la Jimi Hendrix Experience, il Festival di Woodstock non fa in tempo ad ergersi come ‘più grande raduno di ogni tempo’ che già viene indicato come punto di arrivo della splendida epopea Rock, muoiono Brian Jones (luglio ‘69, Hendrix (settembre ’70), Janis Joplin (ottobre ’70) e Jim Morrison (luglio ’71). E il 1969 è l’anno dello sbarco sulla Luna...

 

(Luigi Lozzi)                                                © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

SGT PEPPER LA VERA STORIA
A cura di Riccardo Bertoncelli e Franco Zanetti
Giunti Editore, 2007, pp. 192, euro 14,50

1969: STORIA DI UN FAVOLOSO ANNO ROCK DA ABBEY ROAD A WOODSTOCK
A cura di Riccardo Bertoncelli
Giunti Editore, 2009, pp. 288, euro 19,50

1965-1966 LA NASCITA DEL NUOVO ROCK
a cura di Riccardo Bertoncelli
Giunti Editore, 2012, pp. 288, euro 19,50

1967. INTORNO AL SGT PEPPER
A cura di Riccardo Bertoncelli
Giunti Editore, 2014, pp. 256, euro 22,00

 

 

 

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