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MADE IN ITALY di Luciano Ligabue in Blu-Ray

 

 

 

Ho una personale, e (credo proprio) per nulla ingiustificata, idiosincrasia per coloro che, affermatisi in un campo, e sospinti dalla leggerezza di chi pensa di poter avere successo allo stesso modo in altri ambiti, si buttano a capofitto in altre esperienze, incuranti di mantenere almeno un briciolo di dignità e di rispetto per chi invece faticosamente deve sbancare il lunario.
 

 

 

 

Cavolo – dico – se sono bravi a fare quello continuassero a farlo con la professionalità che di certo li ha contraddistinti senza peccare di vanagloria come se il mondo fosse territorio di conquista dispiegato ai loro piedi! I Beckam (David e Victoria Adams), i Totti (Francesco e Ilary Blasi), la coppia Caressa (Fabio) & Parodi (Benedetta), Simona Ventura, e potrei aggiungere tanti altri nomi, si sono dati ambiziosi obbiettivi, trasformando le loro attività in ‘imperi’ finanziari a … ‘conduzione familiare!’, con un po’ di prosopopea (a mio modo di vedere) fuori luogo. Un’eccezione, se volete, la potremmo fare per Luciano Ligabue, rocker a tutto tondo, che dai testi pregni di ‘onestà della sana provincia’ e di lotta quotidiana, delle sue canzoni, è passato alla scrittura di libri e alla regia cinematografica. E lo ha fatto senza soluzione di continuità, senza tradire lo spirito dell’impegno sociale che ha sempre contraddistinto il suo percorso artistico, con lo stesso straordinario spirito di osservazione che ‘nutre’ le sue canzoni. A fronte di in venticinque anni di carriera musicale, “Made in Italy” è il terzo film nella carriera da cineasta del Liga, dopo l’esordio del 1998 con “Radiofreccia” e il successivo “Da zero a dieci” di quattro anni dopo. Nel suo cinema Ligabue ha trasferito quella poetica intrisa di nostalgia provinciale che già esprime splendidamente nelle sue canzoni. Luciano è tornato al cinema dopo più di sedici anni, segno evidente che sentiva forte il bisogno, in questo particolare momento, di dire la sua, e occupandosi in prima persona del soggetto, della sceneggiatura e della musica. Qui ci espone il suo pensiero sulla situazione del nostro paese, sulle sue contraddizioni, della crisi (non solo economica, pure esistenziale) a sfondo sociale di gente smarrita, scontenta, raccontando della provincia, del bisogno – prima della capacità - di risollevarsi da umiliazioni e disperazione dei suoi personaggi, ‘autentici’ prima che ‘cinematografici’. Più nello specifico ci narra di un operaio di una ditta di salumi, Riko (Stefano Accorsi), scontento del lavoro e con un matrimonio in crisi con Sara, la moglie che fa la parrucchiera, con la quale ormai non ha più dialogo e un figlio ormai cresciuto che cerca la propria indipendenza, alla ricerca di un senso da dare alla sua vita e di una prospettiva da condividere con le persone care e con gli amici. Riko si domanda come si fa a ripartire quando si è ormai oltre la quarantina, e si ha una famiglia, stretti nella morsa del profondo pessimismo che caratterizza i tempi che stiamo vivendo. Egli è un italiano medio, e qualunque, di oggi ma con una fortissima connotazione locale, emiliana, elevato però a rappresentare tutti gli italiani come prova a suggerire il titolo. Le malinconiche ambientazioni padane, il cazzeggio con gli amici di sempre, il prolungamento d’una eterna adolescenza, il lambrusco e gli ‘odori’ che si percepiscono alla visione del film, il rapporto di odio e amore con la provincia in cui si è nati e cresciuti, rimandano senza alcun dubbio alle canzoni del Liga. Scorrono immagini che ‘raccontano’ la realtà odierna, soprattutto sotto il profilo lavorativo, con quei capannoni vuoti riciclati in ‘fabbriche multimediali di creatività’. È la sincerità dei rapporti, con gli amici e con coloro che condividono le sue stesse incertezze del futuro, che aiuta il protagonista a risollevarsi. Un Riko è bene interpretato da Stefano Accorsi che già aveva preso parte al film d’esordio di Ligabue di venti anni fa, “Radiofreccia”, e riesce a dare al personaggio il giusto spessore tra rabbia ed emozioni. Una nota di merito va riservata al personaggio interpretato da Kasia Smutniak, che Ligabue delinea con buona sensibilità di tocco, una donna forte e vitale, piena del sentimento che le deriva dai dolori patiti sulla propria pelle, capace di ridestare emozioni in chi pensa di aver esaurito le proprie. Prima d’essere un film “Made in Italy” è stato un concept album, pubblicato poco più di un anno prima nel novembre 2016, e di sicuro possiamo affermare che chi ama Ligabue come rocker gli piacerà pure come cineasta, perché – come detto - i temi del film riconducono inequivocabilmente alle sue canzoni. Pigiando il piede sul pedale dell’acceleratore della crisi economica e delle fabbriche dismesse, della disoccupazione e della globalizzazione, della corruzione dei costumi e di quella politica. Detto degli aspetti positivi del lavoro di Ligabue, che serviranno a soddisfare l’ampia platea di estimatori del cantautore emiliano che vi troveranno il prolungamento della sua musica, bisogno però circostanziarne anche i limiti di ordine cinematografico. Perché, sebbene nel film, vengano messi in risalto gli elementi trainanti della poetica di Ligabue, come la vita di provincia e l’amicizia virile, la dolcezza dei gesti e l’amarezza di ‘certi giorni’, e nonostante non si scivoli sulla buccia di banana della retorica a buon mercato, i toni sono però troppo autoconsolatori (si guardi il finale troppo ‘finto’) non depongono a favore della riuscita dell’opera del rocker di Correggio. Un progetto perfino ambizioso nel quale la malcelata appartenenza alla padanità, a quell’Italia che si sente sana e autentica, così fortemente esplicita e programmatica, è materia di grana fin troppo grossa e manifesta, il messaggio di speranza che è emanato dal finale in fondo non è del tutto maturo. Ed ecco che, così come scritto nella premessa, affiora la mancanza di un autentico spessore cinematografico, un conto è ‘raccontare’ sketch di vita nei 3/5 minuti di una canzoni, altra cosa è dare unitarietà ad un progetto del genere, che ovviamente difetta principalmente nella scrittura, nella sceneggiatura che mostra le lacune maggiori, insomma quello che riesce a cristallizzare per bene il testo di una canzone non sempre riesce ad avere il respiro giusto per essere inserito in un ambito più grande e ad amalgamarsi con il resto. Luciano mette troppa carne sul fuoco nella sua creatura filmica e ne perde il controllo, non gli riesce di orchestrare e tenere insieme i troppo pezzi del suo mosaico, irrisolto dalle tante sottotrame, da personaggi di contorno affastellati uno sull’altro senza avere uno spessore meglio definito. Questo nonostante ci siano tante cose ben raccontate nel film, in questo microcosmo (quasi) minimalista, in questo spaccato dell’odierna condizione in certe parti del nostro paese, nei paesaggi, negli interni, nell’amicizia virile e nella solidarietà dell’uno verso l’altro, Luciano riesce a mostrarci la bellezza della vita di provincia in modo apprezzabile. All’interno del film trovano posto cinque delle canzoni dell’omonimo ‘concept album’ che raccontano in musica alcuni momenti del film; un brano si intitola proprio “Mi chiamano tutti Riko”, mentre nella title-track del disco su cui ha costruito la sua terza regia cinematografica, Luciano Ligabue canta: “C’è un treno che non ferma mai, non cambia mai, non smette mai / è un treno che non è mai stato una volta in orario / tutte queste vite qui / qui nel made in Italy”, e ancora, in un altro brano: “Ho fatto in tempo ad avere un futuro/che non fosse soltanto per me (...) Ho fatto in tempo a imparare a volare/senza dover guardare giù/e non conoscere certe paure/che nel frattempo sono di più”.

Made in Italy”, prodotto da Fandango e Medusa, e distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia, è disponibile sul mercato dell’Home Entertainment dallo scorso 16 maggio, sia in DVD che in Blu-Ray. Il profilo tecnico è più che adeguato per un film molto atteso; il quadro solido e le immagini stabili e ben contrastate, la palette cromatica è vivace e i colori naturale. Il DTS-HD Master Audio 5.1 è efficace nel mettere in evidenza le canzoni (ben tredici in tutto) del Liga che si ascoltano lungo tutto il film. Per i contenuti Extra, che contengono un ‘Making Of’ piuttosto ordinario e il canonico trailer, si sarebbe potuto fare di più.

 

(Luigi Lozzi)                                     © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

Galleria immagini


(immagini per cortese concessione della Fandango/Warner Bros. Entertainment)

 

NOTE TECNICHE
Il Film 

MADE IN ITALY
(Made in Italy)
Italia, 2018, 98’
Regia: Luciano Ligabue
Cast: Stefano Accorsi, Kasia Smutniak, Fausto Maria Sciarappa, Walter Leonardi, Filippo Dini, Alessia Giuliani, Gianluca Gobbi, Tobia De Angelis, Leonardo Santini, Jefferson Jeyaseelan, Francesco Colella, Silvia Corradin, Giuseppe Gaiani, Naya Manson, Filippo Pagotto, Marco Pancrazi, Lorenzo Pedrotti, Ettore Nicoletti.

Informazioni tecniche del Blu-Ray

Aspect ratio: 1.85:1 1920x1080p/ MVC MPEG-4

Audio: Italiano DTS-HD Master Audio 5.1
Distributore: Medusa/Warner Bros. Home Entertainment Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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